Ai posteri l’ardua sentenza: trasparenza e merito all’Università

Ai posteri l’ardua sentenza: trasparenza e merito all’Università

La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo di un tema difficile, oss

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La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo di un tema difficile, ossia la trasparenza nei nostri Atenei.

Risale al Novembre del 2017 la costituzione dell’associazione ” Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo”, con il preciso scopo di rappresentare un punto di ascolto, ma anche di supporto, per tutti gli studiosi del mondo universitario italiano. A distanza di svariati mesi possiamo notare quanto questa non sia stata un’iniziativa spot, lanciata solo per attirare l’attenzione su un problema sentito.

Gli associati in questione si sono infatti dotati di un sito internet estremamente curato ed aggiornato costantemente, un’agile piattaforma dove sono contenute tutte le news riguardanti l’associazione stessa ed il tema in generale. Inoltre costituisce un luogo di incontro per chi è vittima di soprusi professionali nelle università, con la possibilità di lasciare la propria testimonianza e di ricevere consigli anche dal punto di vista legale, nel caso di volontà di fare ricorso nelle sedi deputate.

“ Trasparenza e Merito” ha dunque molto chiaro il proprio obiettivo: “Vuole rappresentare un punto di riferimento per coloro che intendano contrapporsi ad episodi di irregolarità nei concorsi universitari, con particolare riferimento alle procedure di assunzione e di progressione di carriera del personale docente, in modo da evitare il loro isolamento”.

Parliamo di un’iniziativa sicuramente ammirevole, senza ombra di dubbio, capace anche di riscuotere un notevole successo. Il drammatico problema è però che quando si sente la necessità di fondare un’associazione come questa e di appellarvisi, significa che qualcosa è andato veramente storto. La sola esistenza di Trasparenza e Merito indica il sostanziale fallimento dei molteplici organi di garanzia presenti all’interno dei maggiori atenei italiani. Tutto il sistema di pesi e contrappesi che dovrebbe evitare irregolarità ed atti compiuti in strumentale malafede sarebbe così stato frequentemente aggirato per lasciare indietro chi meritava per fare spazio ad altri più graditi.

Probabilmente, in tutta questa storia, chi perde maggiormente è l’università stessa, la quale, all’affiorare di tali rivelazioni, subisce un danno di immagine non indifferente, ma patisce uno altrettanto considerevole anche dal punto di vista della qualità, andando a popolare le proprie fila di persone non all’altezza del ruolo ricoperto.

Proprio per questi motivi gli atenei stessi dovrebbero essere i primi a smascherare e combattere fenomeni del genere, in un’ottica di lungimirante crescita o quantomeno di mantenimento del proprio status di eccellenza. La strada scelta sembrerebbe però essere un’altra.

Da tempo immemore esiste il termine negativo “barone” all’interno delle università, evidentemente sarebbero presenti una serie di dinamiche, ormai quasi universalmente note, che verrebbero a questo punto forse tollerate in un certo senso. Ecco che in molte delle maggiori università si troverebbero dunque così centri di potere consolidati nel tempo.

È chiaramente necessario a mio avviso incoraggiare e sostenere iniziative come “ Trasparenza e Merito”, ma sarebbe bello augurarsi la loro scomparsa, perché vorrebbe dire che negli atenei italiani tutto starebbe andando per il verso giusto, nel pieno rispetto della trasparenza, del lavoro e dell’impegno di tutti.

Chissà se riusciremo un giorno a debellare il malcostume che starebbe popolando le nostre strutture universitarie oppure se dovremo continuare ad appellarci a moderni Don Chisciotte, tristemente impegnati a combattere contro i mulini a vento.

Ai posteri l’ardua sentenza.

#FacceCaso

Di Edoardo Frazzitta

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