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Controcorrente, il progetto per salvare le nostre acque. L’intervista di FacceCaso!

Un progetto, un racconto, un’inchiesta, un reportage, un documentario. Ma soprattutto un viaggio. È il viaggio di una giornalista e di un economista a

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Un progetto, un racconto, un’inchiesta, un reportage, un documentario. Ma soprattutto un viaggio. È il viaggio di una giornalista e di un economista ambientale che hanno deciso di attraversare, conoscere, capire il proprio Paese.

Controcorrente. Un nome un programma, direbbe mia madre. In effetti è così. L’intervista di oggi è nata in maniera stupendamente casuale. Un mio amico, Edoardo (uno dei proprietari del ristorante Tyler a Ponte Milvio e del Blanco di Fregene, ormai li conoscete bene), qualche giorno fa mi ha mandato un messaggio su WhatsApp. “Oi Ric, una mia amica, Claudia, sta facendo un progetto bellissimo. Vi metto in contatto?”

Sì, le cose belle nascono anche (e forse soprattutto) a caso. FacceCaso. I passaggi successivi? Decisamente facili:

    • Ho studiato questo progetto, ” Controcorrente “.
    • Ne sono rimasto stupito ed affascinato.
    • Ho contattato Claudia

Facile. Veloce. Diretto. (No, non è lo spot di un detersivo!).

Ecco cosa ci siamo detti…

1- Immaginiamo di stare al bar a prendere un caffè: mi raccontate bene questo super progetto che parte il 1° Agosto e mi specificate perché è stato scelto questo nome?

Dunque, tecnicamente Controcorrente è un documentario socio-ambientale sullo stato dell’acqua in Italia. In realtà è anche molto altro. È un viaggio, il nostro viaggio, di 3600 km che attraversa la penisola da nord a sud per trenta giorni, con un’auto ibrida, tenda e zaino. Partiremo da Torino e faremo varie tappe, in ognuna di esse incontreremo persone diverse che hanno a che fare con una problematica relativa all’acqua. Ci saranno professori universitari, tecnici, esponenti di Legambiente, Greenpeace, WWF, Libera… Diciamo che parleremo di questo elemento dal punto di vista ambientale, ma anche storico, politico e sociale. Il nome è venuto naturalmente, come tutto il progetto del resto. La corrente è quella dei fiumi, del mare, dell’acqua di cui ci occupiamo. Controcorrente è il progetto e anche noi. Perché apparteniamo a una generazione che tendenzialmente si trasferisce all’estero per costruire il proprio futuro, noi invece siamo rimasti e abbiamo deciso di provare a cambiare le cose. Controcorrente è anche la nostra scelta di fare un documentario totalmente indipendente, noi abbiamo scelto di non avere una produzione per garantire a questo progetto l’assoluta libertà di scelta sotto tutti i punti di vista. Quindi sarà finanziato interamente dal crowdfunding.

2- In Italia, secondo voi, il crowdfunding a che punto è?

È una realtà che negli ultimi tempi sta prendendo piede. Non è comune e conosciuta come negli altri Paesi, ma nel mondo dell’audiovisivo soprattutto per quanto riguarda i progetti piccoli e giovani come il nostro si sta diffondendo sempre di più. Del resto, se chi dovrebbe non investe nei talenti emergenti, la palla passa al pubblico. Se un’idea vale e ha un potenziale il motore dal basso può renderla realtà.

3- FacceCaso parla agli studenti e da voce agli studenti. Mi raccontate com’è possibili coniugare università e studi con un progetto come questo?

Questo progetto nasce proprio grazie agli studi che abbiamo fatto. Sono percorsi molto diversi i nostri, quello del giornalismo (Claudia) e l’economia dell’ambiente e del territorio (Daniele) ma che coniugati insieme hanno fatto sì che nascesse Controcorrente, un documentario che affronta temi ambientali ma che lo fa con la passione, la leggerezza, l’entusiasmo e il divertimento che avremo durante il viaggio.

4- Ma le acque del nostro Paese stanno messe davvero così male?

È difficile rispondere a questa domanda. Dipende da che punto di vista si guarda. Sicuramente negli ultimi anni l’attenzione verso queste tematiche sta aumentando, attraverso la scienza abbiamo a disposizione delle evidenze scientifiche oggettive della relazione fra inquinamento e cambiamenti climatici. Le nostre acque sono minacciate da problemi gravi, che le accomunano alle acque del resto del pianeta. Acidificazione, innalzamento del livello del mare, perdita di biodiversita, fusione dei ghiacciai. I problemi sono quindi molti, ma abbiamo altrettante bellezze che sono ancora li e che proprio per questo vanno difese e protette.

5- Cosa servirebbe, secondo voi, per cambiare questo sistema?

Il nostro progetto nasce proprio da questa domanda. Ci siamo chiesti cosa si possa fare per cambiare questo sistema e siamo convinti che la divulgazione e la comunicazione ambientale siano la precondizione per implementare qualsiasi politica e azione concreta. Una popolazione informata è una popolazione che agisce nel proprio quotidiano, rispettando la natura e cosciente delle conseguenze delle proprie azioni.

Per anni si è perseguita una concezione verticale delle politiche (c.d. politiche top down), ultimamente prende piede una concezione orizzontale (bottom up), che consente di creare una rete di relazioni fra varie branche e settori. Permette di far partecipare la popolazione nella realizzazione di queste politiche, coinvolgendoli e ascoltando le loro proposte e necessità. Controcorrente segue la stessa filosofia.

6- Me lo lasciate un saluto ai lettori di FacceCaso e, soprattutto, un consiglio per tutti i giovani che vorrebbero intraprendere un percorso così bello come il vostro?

Se noi avessimo seguito tutti i consigli che ci hanno dato nel corso della preparazione di questa avventura, forse avremmo desistito. Quello che possiamo fare è un augurio a tutti i lettori di Faccecaso: di avere una passione, un’idea, per cui valga la pena rischiare. Studiare, tantissimo, per raggiungere l’obiettivo e le competenze necessarie e poi buttarsi. Non lasciate che le vostre idee non si realizzino.

Complimenti ragazzi. Davvero. Tu che stai leggendo, mi raccomando, #FacceCaso!

Ps: puoi sostenerli ai seguenti link:

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Di _Riccardo Zianna_

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