Tempo di lettura: 2 Minuti

Educazione al web: ecco l’idea

Educazione al web: ecco l’idea

L’argento vivo delle nuove generazioni rischia di essere annullato dalla realtà digitale. Dal MIUR lanciano la proposta di insegnare l’educazione al w


Università di Salerno : boom di partecipanti alle elezioni studentesche
Università: in arrivo il toto concorso insegnanti, un harakiri tutto italiano
Pillole dai social

L’argento vivo delle nuove generazioni rischia di essere annullato dalla realtà digitale. Dal MIUR lanciano la proposta di insegnare l’educazione al web.

Da Sanremo alla realtà

Ho sedici anni, ma è già da più di dieci che vivo in un carcere”. Con queste parole inizia il brano sanremese Argento Vivo di Daniele Silvestri. Un vero e proprio grido di allarme che, nelle intenzioni del cantante, sarebbe lanciato da un adolescente verso ciò che lo circonda. Il carcere è quello del mondo virtuale in cui si sente costretto ad immergere per sfuggire da una realtà che non capisce le sue esigenze. Come noto, i giovani ormai sono sempre più legati all’universo digitale. E sempre più precocemente, per altro. Come dimostrano i dati di numerosi studi, si è abbassata ben al di sotto dei dieci anni l’età del primo contatto diretto con internet. Per questo motivo si sta studiando la possibilità di introdurre nelle scuole dei veri e propri corsi di educazione al web.

Questa prigione corregge e prepara una vita che non esiste più da almeno vent’anni”, prosegue la strofa della canzone. Grandi cambiamenti sono avvenuti nella quotidianità di questa era cibernetica. Diventa necessario adeguare i canoni di insegnamento per preparare i giovani a ciò che li aspetta. Altrimenti si rischia di esporli senza difese ai pericoli nascosti dietro lo schermo di un computer o di un tablet.

E adesso vi domandate se sia normale se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale. Io che ero argento vivo”. Proprio per impedire che la vitalità dei ragazzi venga ad annullarsi dietro ad un monitor, sono stati proposti dei percorsi didattici che insegnino a usare il web come uno strumento e non come un rifugio dai problemi della vita. Il 4 febbraio, alla vigilia del Safer internet day, il ministero dell’Istruzione e l’associazione Telefono azzurro hanno firmato un patto per l’educazione al web nelle scuole. L’idea è quella di improntarla come fosse una materia scolastica. Un po’ come l’educazione civica, insomma.

Idea originale e sviluppo

Promotore originario è Davide Dal Maso, fondatore dall’associazione Social Warning – movimento etico digitale. Docente di social media in un istituto professionale veneto, già da tempo insegna ai suoi ragazzi l’educazione civica digitale. Dalle sue lezioni ha sviluppato il contenuto dell’attività no profit. La missione è quella di accrescere la consapevolezza dei ragazzi nell’uso dello strumento informatico.

Il progetto presentato al governo è stato allargato a Telefono azzurro, con l’obiettivo di coinvolgere nel programma di formazione anche insegnanti e famiglie. Il presidente dell’associazione che tutela i minori, Ernesto Caffo, si è così espresso: “È essenziale ascoltare i giovani per comprenderli e aiutarli e questo vale ancora di più quando si parla di web”. Per il ministro dell’istruzione Bussetti l’educazione digitale è necessaria anche per “colmare il divario tra chi vive nel digitale e chi ne è escluso”. Sostiene il titolare del MIUR che ai ragazzi debbano essere dati gli strumenti adeguati per sapersi muovere nel mondo digitale. La loro forza propulsiva e propositiva (il loro argento vivo) deve esaltare le potenzialità del web, non annichilirsi in esso.

Da queste parole, sembra che al ministro piaccia Sanremo.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0