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Effetto Hermione nel gender gap

Effetto Hermione nel gender gap

Un articolo del New York Times spiega le possibili ragioni del gender gap. Una psicologa propone la tesi dell'Effetto Hermione. "Si dice leviòsa. Non

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Un articolo del New York Times spiega le possibili ragioni del gender gap. Una psicologa propone la tesi dell’Effetto Hermione.

Si dice leviòsa. Non leviosà“. L’iconica battuta di Hermione Granger, l’amica di Harry Potter, tratta dal primo film della saga, rappresenta perfettamente l’argomento in questione. Ragazzina saccente, un po’ secchiona, sempre con la risposta pronta, ma anche con una quantità infinita di pregi, il personaggio interpretato da Emma Watson in tutta la saga è un esempio di riscatto femminile. Non a caso, in diverse occasioni il suo nome è preso in prestito per indicare un qualcosa che ribalti i cliché maschilisti. Come per la tesi che descrive il così detto effetto Hermione.

Lo studio del fenomeno

Sul New York Times qualche giorno fa la psicologa statunitense Lisa Damour ha pubblicato un articolo dal titolo: “Perché le ragazze battono i ragazzi a scuola ma perdono terreno in ufficio“. Analizzando i dati sul rendimento scolastico, ha evidenziato la diversa percezione del ruolo della scuola per gli studenti maschi rispetto alle compagne. Secondo l’autrice, oggi l’istituzione scolastica è ancora vissuta come “una fabbrica di fiducia per i nostri figli, e una fucina di competenze per le nostre figlie”. Cioè, ai ragazzi servirebbe solo uno sprone per applicarsi in ciò che sembrerebbe appartenere loro per natura, mentre le femmine devono necessariamente applicarsi di più per pareggiare il livello di competenze.

Da questa visione deriva il confidence gap nella fiducia in se stesse, che costringe ad un lavoro extra le le donne per risultare parimenti efficienti rispetto agli uomini. La stessa Dottoressa Damour ha seguito una famiglia con due figli, un maschio e una femmina, molto bravi a scuola. “Entrambi avevano ottenuto una A (il massimo nella scala di valutazione anglosassone),ma quando chiesi al ragazzo se avesse lavorato tanto quanto la sorella – racconta – lei rise. La ragazza aveva lavorato per un’ora e solo per questo si era sentita al sicuro. Suo fratello, al contrario, non si era curato di dedicare molto tempo oltre il necessario ai compiti, ma ha dichiarato di sentirsi un vero campione. Se i suoi voti si fossero un po’ abbassati – ha aggiunto – si sarebbe sforzato un pochino di più.” L’effetto Hermione è esattamente questo: una donna è considerata in gamba solo se fa più del necessario. Quindi si applica di più per sentirsi al sicuro da possibili giudizi negativi.

La situazione in Italia

Lo stesso fenomeno si ritrova in molti contesti sociali in tutto il mondo. In Italia la situazione non è affatto peculiare. I dati forniti da Almadiploma evidenziano un netto gap di genere nelle scuole superiori. Il 10% delle femmine è uscito dalla scuola media nel 2018 con un voto pari a 10 o 10 e lode, contro il 7% dei maschi. Nel voto di diploma l’8,3% dei maschi ha ottenuto il minimo sindacale, cioè 60/100, il doppio delle ragazze. Il 31,7% un voto inferiore a 70/100, contro il 22% delle ragazze. Il massimo, invece, è stato ottenuto per la maggior parte dalle donne: l’8,3% delle maturande contro il 5,6% dei colleghi uomini. Se si guardano le ore dedicate allo studio a casa sono più di 20 ore settimanali per il 16% delle ragazze e il 5% dei ragazzi. Al contrario, studia meno di 5 ore il 25% dei ragazzi e l’11% delle ragazze.

Le conclusioni della psicologa

La tesi di Lisa Damour dice che è necessario dare più fiducia alle ragazze, liberandole dal peso di fare più del dovuto. Altrimenti potrebbero perdere l’occasione di prendere confidenza con le proprie reali abilità, vincolando il loro successo solo alla fatica e non al talento. La proposta volutamente provocatoria della psicologa è significativa. Se l’effetto Hermione si genera per via del lavoro in più, fatto per compiacere se stessi e gli altri, sarebbe utile smettere di elogiare sempre, già a scuola, chi costantemente va oltre il necessario rispetto al compito assegnato.

La dottoressa, a supporto della sua posizione, cita proprio uno dei capitoli della saga ideata da J. K. Rowling. Nel terzo volume Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, i ragazzi sono chiamati a scegliere quali corsi aggiuntivi frequentare nel percorso scolastico. Hermione decide di non escluderne nessuno e di frequentarli tutti. Esattamente questo è l’eccesso che Lisa Damour vuole osteggiare.

Infondo il messaggio è semplice. Il “troppo stroppia” dice la saggezza popolare. E anche Hermione alla fine se ne rende conto.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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