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Garanzia Giovani: il Belgio un esempio virtuoso

Garanzia Giovani: il Belgio un esempio virtuoso

In Belgio il progetto garanzia giovani funziona molto bene. Il tasso di disoccupazione degli under 25 è diminuito drasticamente negli ultimi 2 anni.

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In Belgio il progetto garanzia giovani funziona molto bene. Il tasso di disoccupazione degli under 25 è diminuito drasticamente negli ultimi 2 anni.

In Europa un giovane su quattro non trova lavoro. E chi lo trova, difficilmente lo ottiene a tempo indeterminato. La crisi economica che attanaglia il vecchio continente da ormai più di un decennio ha lasciato strascichi ovunque. Per far fronte a questo problema, l’Unione Europea ha avviato alcuni programmi di specifici di formazione e inserimento nel mondo lavorativo. Il più noto è Garanzia Giovani. E nella maggior parte dei casi non è una notorietà positiva.

In molti paesi (non solo in Italia) purtroppo, gli effetti benefici di tali iniziative stentano a diventare tangibili. Inefficienze sistemiche e burocratiche, unitamente alla scarsa disponibilità ad assumere, annullano i buoni propositi originari del progetto. Si è generata così una schiera di giovani tra i 20 e i 30 anni, che si sente ripetere costantemente: “Ci serve una figura che abbia più esperienza sul campo“. In pratica si pretende, ad esempio, che un ragazzo appena uscito da un istituto tecnico abbia magicamente già le stesse competenze di un professionista nel settore da decenni.

In altri casi lo strumento di incentivo all’inserimento dei giovani viene semplicemente sfruttato dal datore di lavoro, per il periodo necessario. Magari per far fronte ad una carenza temporanea di personale. Alla scadenza dei termini l’interessato viene mandato via con tanti ringraziamenti e l’augurio che l’esperienza fatta in quei mesi possa tornargli utile per il suo futuro.

Definire tutto ciò una presa in giro è eufemistico. Però, non da tutte le parti è così. Esistono in Europa esempi virtuosi di applicazione di questi incentivi finanziati da fondi europei. Il Belgio è tra i più efficienti utilizzatori di tali strumenti.

Anche in quel paese esistono problemi relativi a percorsi scolastici “caotici” (chi ha cambiato diversi indirizzi nel ciclo di studi) o, a volte, non completati. E la carenza di esperienza da parte delle nuove generazioni di lavoratori è inevitabile a qualsiasi latitudine. Nel 2014, riporta il quotidiano belga Le Soir, il 33% degli under 25 a Bruxelles era disoccupato. Per combattere questo fenomeno le istituzioni hanno avviato il progetto di Garanzia Giovani, ispirandosi al modello scandinavo. Raccordandosi con quelli che in italia sono i centri per l’impiego, si sono coinvolti in maniera diretta gli enti formatori professionali. E al centro del progetto non è stata messa la semplice “ricerca di un posto di lavoro qualsiasi”, ma la concreta aspirazione del singolo individuo.

Una serie di interventi normativi hanno fatto permeare nel mondo delle imprese l’idea che il disoccupato sia un problema per l’intera comunità, non solo per se stesso. E che sia quindi responsabilità diffusa il trovare una soluzione per lui. In questo modo si coinvolgono tutte le parti allo stesso modo per risolvere il problema.

In quattro anni il tasso di disoccupazione giovanile nel distretto di Bruxelles è sceso di oltre il 10%. E il reddito medio di tutti gli abitanti della regione è aumentato sensibilmente. Il coinvolgimento attivo di tutte le parti sociali (imprese, istituti di formazione, giovani, instituzioni, ecc…) ha reso efficiente il sistema e distribuito i benefici su larga scala.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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