Tempo di lettura: 2 Minuti

Una scuola digitale? È già polemica social

Una scuola digitale? È già polemica social

Non c’è paradosso più divertente se non questo: si propone un nuovo metodo scolastico che sia digitale e la polemica al riguardo scatta su un social n

VA A FA ‘N BENE: il volontariato dei giovany
Binomio sport-studio utopia? Macché, per UniTrento è solida realtà
Ca’ Foscari in Cina, nasce una collaborazione

Non c’è paradosso più divertente se non questo: si propone un nuovo metodo scolastico che sia digitale e la polemica al riguardo scatta su un social network.

Qualche mese fa è uscito un articolo di Vittorio Midoro, per agendadigitale.eu, sul gruppo Facebook “insegnanti 2.0”, nel quale si prospettava la nascita di una nuova scuola per l’era digitale. I pilastri principali su cui costruirla sono:

    • i paradigmi indotti dalle nuove tecnologie digitali
    • l’apprendimento come risultato dell’interazione dell’individuo con un ambiente motivante
    • l’interattività
    • la multimedialità
    • la collaborazione.

L’articolo ha creato un grande flusso di risposte, quasi tutte positive. C’è stata, però, anche qualche critica.

Prima Critica

La prima è stata rivolta all’aggettivo “digitale”. Il commento di un utente, infatti, è stato: “la scuola non deve essere digitale e nemmeno i docenti. […] Nessuno parla di giurisprudenza digitale”.
Tolto il fatto che l’autore dell’articolo non ha mai definito la scuola che propone come “digitale”, quello che si intende è piuttosto qualcosa di “nuovo” che, basandosi sull’era in cui stiamo vivendo che sì, è un’era digitale, deve adattarsi ai cambiamenti indotti dalle ICT (Informations and Communication Technologies).

Seconda Critica

La seconda critica mossa all’articolo proviene da una sostenitrice di Antonio Calvani, presidente dell’Associazione SApIE (Società per l’Apprendimento e l’Istruzione informati da Evidenza), nonché creatore dell’Antidecalogo che si contrappone al Decalogo del Miur. In pratica, Calvani non è proprio favorevole alle tecnologie, per usare un eufemismo.
Tuttavia, il nostro “anti-teconologico” sostiene che sicuramente le nuove tecnologie non aiutano nell’apprendimento, ma che sicuramente non lo peggiorano, e quindi – di nuovo – la critica cade.

Terza Critica

Il terzo e ultimo appunto riporta: “Le scuole per essere nuove non hanno bisogno di essere attivare digitalmente”. Su tale giudizio l’autore dell’articolo originario si sofferma poco, in quanto è evidente che sia stato travisato il senso della produzione, che vuole infatti proporre un sistema educativo nuovo, senza citare nessuna attivazione digitale.

Insomma, si vuole negare l’importanza della rivoluzione tecnologica e lo si fa tramite uno smartphone… faccecaso!

#FacceCaso

Di Ludovica Sampalmieri

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0