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Talents Venture X FacceCaso: lauree in discipline scientifiche = lavoro?

Talents Venture X FacceCaso: lauree in discipline scientifiche = lavoro?

Lo spazio con le chicche degli amici di Talents Venture. Oggi capitolo legato al "falso mito" delle lauree in discipline scientifiche che fanno sicura

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Lo spazio con le chicche degli amici di Talents Venture. Oggi capitolo legato al “falso mito” delle lauree in discipline scientifiche che fanno sicuramente trovare lavoro.

Spesso, parlando con parenti e amici, è comune sentir frasi del tipo “se studi ingegneria troverai senz’altro lavoro” oppure “se scegli laurea scientifica allora sicuramente faranno a gara ad assumerti” e via dicendo. In altre parole, molti sono convinti che le lauree scientifiche (meglio note come STEM – Science, Technology, Engineering and Maths) possano rappresentare una garanzia per trovare lavoro… ma quanto c’è di vero in ciò? Ce lo dicono gli amicy di Talents Venture.

Come al solito la risposta non è poi così banale come potrebbe sembrare, ed è per questo che Talents Venture – società specializzata in istruzione universitaria e mercato del lavoro – ha deciso di fornire finalmente una risposta semplice ed affidabile a questo quesito… guardando ai dati!
Infatti, nello studio “The Future of Jobs” pubblicato a gennaio 2019, il team di Talents Venture, dopo aver analizzato molteplici fonti, ha raggiunto alcune interessanti conclusioni.

I dati… in parole semplici!

Semplificando il tutto si può dire che:

  1. il fabbisogno occupazionale di laureati STEM stimato nei prossimi quattro anni (2019-2022) sia di quasi 133 mila persone in uno scenario normale e 158 mila in uno scenario ottimista. In altre parole, i posti di lavoro aperti per questi laureati potrebbero oscillare tra i 133mila e i 158mila.
  2. l’Osservatorio Talents Venture stima che, sempre nei prossimi 4 anni, ci saranno circa 207.390 laureati STEM pronti sul mercato del lavoro

Rapportando quindi il numero di laureati a quello di posti di lavoro, Talents Venture ha sviluppato l’indice GCI (Graduate Competitive Index, cioè indice di competitività dei laureati) previsionale per i prossimi 4 anni.

In parole semplici, l’Indice GCI ci dice dunque che nei prossimi quattro anni, 156 laureati STEM competeranno per 100 posti di lavoro nello scenario normale. E, considerando invece lo scenario ottimista, la competizione comunque scende di poco nello scenario ottimista: 131 laureati per 100 posti di lavoro.

Quindi vorrà dire che da 56 a 31 ragazzi laureati in discipline scientifiche ogni 100 potrebbero restare senza lavoro!

Qual è il problema allora?

Una delle letture che si può dare è che, per quanto riguarda le imprese italiane (a differenza di quelle europee), occorra uno sviluppo tecnologico più incisivo: solo così infatti potranno essere assunti e valorizzati i laureati STEM. In altre parole, qualora nelle aziende non avvengano investimenti massicci in tecnologia, non ci saranno posti di lavoro per i ragazzi laureati in discipline STEM.

L’Italia infatti negli ultimi anni ha fatto registrare un ritardo in termini di crescita tecnologica delle aziende rispetto agli altri Paesi sviluppati.

Per concludere, i laureati STEM potrebbero finire per non trovare un’adeguata occupazione (o non trovarla affatto) ed essere assorbiti da mercati del lavoro esteri, più propensi a riconoscere il loro valore. Ciò innescherebbe un circolo vizioso (e in parte ciò è già realtà) dove il sistema Paese finirebbe per non beneficiare dei giovani laureati sui quali esso stesso ha investito, giovani che invece emigrerebbero in altri Paesi… maggiormente pronti ad accoglierli!

Se volete scoprire ulteriori dati sulle prospettive occupazionali di ogni corso di laurea, Talents Venture ha anche realizzato una guida universitaria con tutte queste info… e la trovate qui!

#FacceCaso

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