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Poli universitari europei, l’UE investe per arrivare alle eccellenze

Poli universitari europei, l’UE investe per arrivare alle eccellenze

Poli universitari europei per superare i confini nazionali della ricerca accademica. Gli investimenti dell'UE mirano a creare eccellenze continentali.

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Poli universitari europei per superare i confini nazionali della ricerca accademica. Gli investimenti dell’UE mirano a creare eccellenze continentali.

Se c’è un grande merito che l’Europa unita ha avuto è quello di aver facilitato il contatto tra le diverse culture del continente. Non si possono nascondere i difetti, le inefficienze e le criticità dell’attuale Unione Europea. Ma progetti come l’Erasmus, ad esempio, non possono che essere indicati come ottima riuscita delle politiche comunitarie. La concretizzazione più pura dei principi ispiratori. Libera condivisione e scambio di idee e saperi tra i popoli europei. Sulla stessa linea di questo percorso ormai ultra trentennale, l’UE ha deciso da qualche tempo di finanziare lo step successivo. La creazione di poli universitari europei è il grande progetto dell’Unione per la creazione di ‘atenei continentali’.

Superare i confini accademici nazionali per creare delle eccellenze comunitarie. Andare oltre lo stesso l’Erasmus, che si ferma a creare relazioni tra il mondo accademico e studentesco. Il nuovo progetto mira ad ampliare la rete universitaria in maniera esponenziale, creando vere e proprie alleanze strutturali tra gli atenei. L’obiettivo finale, proposto dalla Commissione Europea, è la trasformazione delle università europee in campus inter-universitari.

Come se i singoli complessi universitari nelle varie città d’Europa diventassero piccole parti di una rete più grande. Delle filiali di una sovrastruttura accademica. Per questo enorme progetto, per ora ancora ai primi passi, la stessa Commissione ha già stanziato i primi 85 milioni di euro. 114 istituti in 24 stati membri sono già attivamente coinvolti. Ora starà alle singole università procedere in questa internazionalizzazione, decidendo, con il benestare dei governi, quali sinergie sviluppare.

Il coinvolgimento in Italia

In Italia sono già dodici gli istituti universitari che hanno risposto attivamente a questa nuova sfida. La Sapienza di Roma ha aderito al progetto CIVIS. L’Università degli Studi di Milano, insieme, tra le altre, alla Sorbona ha sposato 4EU+. Sempre nel capoluogo lombardo, la Bocconi è parte di CIVICA. Stando al manifesto di ques’ultima, si prevede di realizzare “un’ambiziosa serie di attività a tutti i livelli (lauree triennli, biennali e PhD)”. L’attenzione particolare sarà su quattro punti: “Sfide per la democrazia nel XXI secolo; Società in transizione e crisi della Terra; Europa rivisitata; Tecnologie basate sui dati per le scienze sociali“.

Tra gli altri atenei nostrani troviamo l’Università di Bologna, che fa parte dell’alleanza “Una Europa” e quella di Padova coinvolta in “Arqus”. Il Politecnico di Torino partecipa a “Unite!” e molte altre alleanze coinvolgono le università di Trento, Cagliari, Palermo e Roma Tor Vergata. Tutte parti di poli universitari europei, che lavoreranno a stretto contatto con aziende, autorità municipali, accademici e ricercatori.

In linea con le nuove sfide poste dalla globalizzazione, lo scopo essenziale è condividere una strategia a lungo termine. Si mira a promuovere valori e identità europei, per rinnovare attraverso la conoscenza, la coesione dell’Unione.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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