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Regionalizzazione delle scuole: giusto o sbagliato?

Regionalizzazione delle scuole: giusto o sbagliato?

È ancora critica per il Governo la questione della regionalizzazione delle scuole, proposta avanzata per la prima volta dal Veneto, ma che suscita pro

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È ancora critica per il Governo la questione della regionalizzazione delle scuole, proposta avanzata per la prima volta dal Veneto, ma che suscita proteste per i suoi tratti incostituzionali.

L’idea della regionalizzazione della scuola nasce nel 2018 in Veneto, dove si è svolto per la prima volta un referendum consultivo, con cui gli elettori si sono detti favorevoli ad un’autonomia sul sistema d’istruzione. In poche settimane si sono unite alla “battaglia” anche altre Regioni, in particolare la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

Successivamente, a febbraio del 2019, il Governo ha approvato le bozze d’intesa per sancire l’autonomia regionale in materia d’istruzione. Tuttavia, non si è ancora arrivati ad un accordo definitivo, per le posizioni contrapposte tra Lega e M5S.

Ma cosa si intende con “regionalizzazione del sistema scolastico”? In generale, si tratterebbe di attribuire un’ ”autonomia differenziata” alle singole Regioni nel settore dell’istruzione, che riguarderebbe sia gli ordinamenti che il personale scolastico.

Ossia toccherebbe:

    • offerta formativa
    • organizzazione della didattica
    • scorrimento delle graduatorie degli insegnanti e loro retribuzioni
    • nomina ed incarichi dei dirigenti scolastici da parte della Regione
    • percorsi di alternanza scuola-lavoro differenziati
    • fondi statali per il diritto allo studio, anche universitario

Sin da subito sono partite proteste e raccolte di firme sul Web da parte di sindacati ed associazioni del mondo della scuola contro le conseguenze inaccettabili di una riforma del genere. Il nuovo sistema educativo dipendente dalla disponibilità economica della singola Regione andrebbe infatti a favore le aree più ricche, ma a discapito di quelle più povere, creando un forte divario tra Nord e Sud, che coinvolgerebbe docenti e studenti.

La regionalizzazione dell’istruzione segnerebbe di fatto la rottura della sua unitarietà estesa a tutto il Paese.
Il 25 giugno scorso, sono scesi in piazza a Montecitorio docenti e sindacati per protestare contro la proposta leghista e così difendere la scuola statale della nostra Repubblica una ed indivisibile.

La regionalizzazione viene, infatti, definita dai suoi oppositori come incostituzionale, in quanto viola gli Art. 2, 3, 33 e 34, ovvero il principio di pari opportunità ed eguaglianza.

#FacceCaso

Di Costanza Panti

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