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La mancanza di medici fa discutere. Anche all’Università di Palermo

La mancanza di medici fa discutere. Anche all’Università di Palermo

Il rettore dell'Università di Palermo si scaglia contro i corsi a pagamento post-laurea. Quale è il futuro che aspetta medici e cittadini? Continua l

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Il rettore dell’Università di Palermo si scaglia contro i corsi a pagamento post-laurea. Quale è il futuro che aspetta medici e cittadini?

Continua la bufera sui camici bianchi. Dopo le numerose proteste per il test di medicina, evento che si ripete ormai ogni anno a settembre, si passa ora al post-laurea. Già, perché nonostante ci sia chi continua a ripetere che il test d’ingresso sia errato, appare ormai chiaro che il problema sia da un’altra parte: i posti della specializzazione. Che sono pochi. E i medici mancano, ma i neo-laureati no. Vediamo che è successo a Palermo…

C’è chi corre ai ripari come può

Tra i vari sistemi ipotizzati per ridurre il gap cittadino/medico curante, una proposta si è fatta strada di questi tempi in Sicilia: reclutare neo-laureati senza specializzazione nei Pronto soccorso. Ma come, non sono specializzati e li assumono?
Sì, se prima seguono una formazione al Cefpas di Caltanissetta. Corso di 360 ore al costo di 2.400 euro, al termine del quale ci sarebbe un’assunzione presso le aziende ospedaliere e sanitarie interessate.

Palermo non ci sta

Proprio non piace al rettore dell’Università di Palermo, però, questa proposta. Il 19 settembre, si è infatti riunito il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, che si sono schierati al fianco di Fabrizio Micari, per l’appunto Magnifico rettore dell’Università di Palermo.

Senato Accademico e Cda intendono riaffermare il valore della formazione assicurata dalle scuole di specializzazione universitarie, accreditata a livello ministeriale, messa in discussione dalla proposta di percorsi formativi alternativi”, fa sapere la Facoltà in una nota.

Auspicano pertanto che, come accaduto in altre Regioni in cui si è verificata una eccellente sinergia tra istituzioni regionali ed universitarie, si possa avviare un confronto che porti all’individuazione di specifiche soluzioni che tengano conto dell’emergenza, ma allo stesso tempo garantiscano la qualità del percorso formativo”.

E la ragione dove sta? Come sempre nel mezzo, probabilmente. Poiché se è vero che la qualità è ciò che contraddistingue un buon medico da un collega, vero è che i numeri parlano. Ce ne sono pochi, e ce ne saranno sempre meno. Che qualcuno squagli presto questo imbuto amministrativo, o ne pagheremo tutti le conseguenze prima o poi.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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