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Lo street food è un affare per giovany

Lo street food è un affare per giovany

Il business dello street food è in costante espansione e la maggioranza delle attività è gestita da under 35. Ma non mancano i problemi. Se si parla

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Il business dello street food è in costante espansione e la maggioranza delle attività è gestita da under 35. Ma non mancano i problemi.

Se si parla di cibo, c’è un fattore comune che unisce tutto il globo da nord a sud, da oriente a occidente: lo street food. Sdoganato ormai in tutte le salse, piccanti o agrodolci, è un business sempre più in espansione, grazie proprio alle sue declinazioni potenzialmente infinite. E a trascinare la sua diffusione a tutte le latitudini sono principalmente i giovani. Dalle grandi città ai piccoli paesi le nuove attività che propongono cibi da strada sono per lo più gestite da under 35.

I dati sono quelli elaborati dalla camera di commercio di Milano. E parlano chiaro. Le opportunità offerte da questo settore della ristorazione hanno permesso negli ultimi 5 anni un incremento al livello nazionale del 48,8% delle attività commerciali in tale ambito. Ci sono oggi quasi 300 imprese, per un giro d’affari intorno ai 19 milioni di euro.

Le metropoli attirano la fetta più grossa di investimenti. Turisti, pendolari, impiegati e famiglie allargano a dismisura la clientela di riferimento. Ma un friggitoria o una pizzeria al taglio non mancano anche nei località più piccole. In Italia Roma e Milano da sole contano più di 200 nuove aziende di street food, ma anche Torino, Lecce e Napoli, non sono da meno. Proprio il capoluogo partenopeo, in un certo senso, è l’antesignano del take away su strada. Basta farsi un giro su via dei Tribunali, nel centro storico, per essere inebriati dagli odori di pizza (quella d.o.c.), fritti e sfogliatelle.

Importante è anche la quantità dei giovani imprenditori nati all’estero. Kebab, falafel e burritos vanno sempre più diffondendosi anche in virtù dell’incremento della quota di stranieri che si stabiliscono nel nostro paese. Con loro cresce e si differenzia la domanda e l’offerta di varietà culinarie.

Questa esplosione del mercato però porta con se delle conseguenze. La prima problematica riguarda l’aumento della concorrenza, che affolla il mercato e rende difficile ritagliarsi il proprio spazio. Puntare sull’inventiva e sull’originalità, specie in chiave giovanile, è l’arma vincente, ma non è sempre facile. E oggi nemmeno più sufficiente. Il prodotto va collegato ad una rete di marketing, che passa anche per il web. Dalla presentazione dei menù all’approccio del personale, tutto deve essere studiato per rendersi appetibili. La qual cosa, inevitabilmente, costa. A ciò vanno poi sommate le spese di gestione. Per ammortizzare, allora, si punta sulla microtaglia dell’impresa (in media 2 addetti), facendo leva sulla flessibilità, a discapito della crescita aziendale.

Ed ecco, appunto, un secondo grande problema. Con limitate risorse, economiche e umane, è impensabile allargare il proprio bacino di utenza oltre un certo livello. Si riesce a soddisfare a pieno le richieste solo di un numero limitato di clienti. Il volume d’affari resta dunque contenuto. Soprattutto per questo il fast food è roba per giovani: un trampolino di lancio nell’attività della ristorazione.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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