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Università, i buoni propositi del ministro Manfredi per il nuovo anno

Università, i buoni propositi del ministro Manfredi per il nuovo anno

Fresco di nomina, il nuovo ministro Gaetano Manfredi ha già fatto capire quali buoni propositi guideranno la sua linea politica a partire dal 2020. A

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Fresco di nomina, il nuovo ministro Gaetano Manfredi ha già fatto capire quali buoni propositi guideranno la sua linea politica a partire dal 2020.

Anno nuovo, vita nuova. I giovani sperano valga anche per l’università. La ventata di novità arrivata pochi giorni fa con la divisione del Miur ha riacceso i fari sulla situazione dell’istruzione scolastica e universitaria in Italia. Come noto, non certo delle più rosee. E allora l’augurio è che i neo ministri Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi possano riuscire laddove i loro predecessori hanno fallito. In particolare, proprio quest’ultimo si è già fatto promotore di parecchie idee da portare avanti nel 2020. Una sorta di buoni propositi per l’anno che viene.

La nomina ufficiale ancora non è arrivata. Per il giuramento nelle mani del Presidente Mattarella bisognerà aspettare ancora una decina di giorni. Tecnicismi istituzionali, che però, a quanto pare, non hanno placato lo spirito d’iniziativa del nuovo membro del governo. Manfredi infatti, ha detto di voler destinare da subito più fondi agli atenei del Sud.

In linea con le richieste (deluse) del suo predecessore Fioramonti, dunque. Magari lui, da rettore di una delle più importanti università del meridione (la Federico II di Napoli), riuscirà a vederle esaudite. Sul dove reperire le risorse però, permane vaghezza. “Lavorando, con il presidente del consiglio Conte e con il governo tutto – è stata la sua risposta – Il sistema universitario e della ricerca scientifica italiano ha bisogno di maggiori fondi, questa è una certezza. Credo che sia necessario quindi mettersi a lavorare per raggiungere questo obiettivo tutti insieme, individuando le priorità, quello che si può fare subito e quello che dovremmo fare più in là. Però offrendo delle certezze che consentano a Università ed Enti di ricerca di poter fare loro stessi una corretta programmazione“.

I primi problemi che proverà a risolvere, appena entrerà definitivamente in carica, sono il rilancio e la stabilizzazione della ricerca, per dare garanzie e cercare di porre un argine alla fuga dei cervelli. O almeno questa è l’intenzione.

Serve una strategia pluriennale – ha dichiarato il Ministro in pectore al Messaggerol’alta formazione e la ricerca non possono cambiare passo ogni anno. È importante dare stabilità a questo settore in una prospettiva internazionale, come avviene in altri Paesi“. Per fare ciò, ha aggiunto, è necessario assumere nuovi ricercatori. “Almeno 10000 nei prossimi 5 anni, oltre al naturale turn over. In questo modo chi va all’estero lo fa per scelta, non per obbligo. Chi resta in Italia, invece, sa che può tentare il prossimo anno. Oggi abbiamo solo piani di assunzione straordinari: in questo modo si ha purtroppo la sensazione che, perso un treno, non ce ne saranno altri. Senza la speranza non si può guardare al futuro“.

Buoni propositi ambiziosi, quindi. Che siano questi anni ’20 in arrivo il decennio in cui qualche promessa inizierà a diventare realtà?

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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