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La scuola ai tempi del razzismo

La scuola ai tempi del razzismo

Episodi di razzismo nelle scuole sono sempre più frequenti e spesso i protagonisti non sembrano consapevoli della gravità delle loro azioni. Il Coron

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Episodi di razzismo nelle scuole sono sempre più frequenti e spesso i protagonisti non sembrano consapevoli della gravità delle loro azioni.

Il Coronavirus è arrivato in Italia e si è trascinato dietro anche le prime inevitabili e preventivabili dimostrazioni insensate di sinofobia. Due giorni fa, per esempio, mentre il contagio si allargava a macchia d’olio sul territorio settentrionale, una donna cinese veniva insultata e picchiata. Eh già giovany, nel 2020 c’è ancora razzismo in giro…

Un episodio che in fondo non sorprende nemmeno più di tanto visto e considerato che viviamo in un Paese nel quale la ricerca spasmodica di un capro espiatorio assume spesso tinte xenofobe. Un Paese in cui il razzismo è ormai radicato in ogni sfera della nostra società.

Persino nelle scuole, d’altro canto, si verificano quotidianamente episodi di razzismo tanto assurdi quanto incoscienti. Incoscienti sì, perché spesso chi ne è protagonista (in negativo ovviamente) non si rende nemmeno conto della gravità delle sue azioni. È il caso di un tredicenne di Bologna, che in occasione di un torneo scolastico di pallavolo si è presentato con la scritta “Adolf” sulla maglietta.

Un riferimento neanche troppo velato a Hitler probabilmente volto a suscitare ilarità tra i suoi amici ma che sicuramente non poteva passare inosservato. Così come non è passato inosservato il test sui “marocchini” distribuito all’Istituto Superiore “Andrea Fantoni” di Clusone qualche giorno fa.

Un questionario farcito di doppi sensi e domande improponibili, fra i quali anche quella nella quale veniva chiesto agli studenti della provincia di Bergamo se fossero disposti ad avere rapporti sessuali con un marocchino. A far gelare il sangue, però, non sono tanto le domande, quanto le risposte date da alcuni alunni: si va da “Avrei problemi a difenderli” a “Sono una razza inferiore”.

Magari molte di queste risposte sono state date senza pensarci, quasi per gioco. Esattamente come è un gioco (malsano, sia chiaro) quello ideato dal gruppo di estrema destra “Brescia ai Bresciani”: un sondaggio pubblicato su Instagram allo scopo di individuare la scuola bresciana con più immigrati, prontamente rimosso dal social network di Mark Zuckerberg.

Ed è proprio la leggerezza e la superficialità che sta alla base di azioni di questo tipo a spaventare di più. Il confine tra ironia e razzismo può essere molto labile e una volta varcato potrebbe essere poi troppo tardi per sperare di tornare indietro.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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