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Non tossite sul postino

Non tossite sul postino

In questa emergenza sanitaria una figura essenziale è stata dimenticata inspiegabilmente dall'attenzione pubblica: quella del postino. Avete controll

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In questa emergenza sanitaria una figura essenziale è stata dimenticata inspiegabilmente dall’attenzione pubblica: quella del postino.

Avete controllato la cassetta delle lettere di recente? Quando uscite di casa per le lunghe camminate alla ricerca del cassonetto più lontano possibile o quando portate a spasso il vostro cane per la settecentoventiquattresima passeggiata quotidiana, provate a buttarci un occhio. E se vedete qualcosa dentro, nella vostra o in quella degli altri condomini, fatevi una domanda: quando è passato il postino di recente?

È talmente scontato ricevere la posta, che non si pensa minimamente all’importanza del ruolo del portalettere. Né alle sue necessità di tutela, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria.

“159 anni fa veniva proclamata l’Unità d’Italia. Da allora il nostro Paese ha affrontato mille difficoltà […] – scriveva su Twitter il 17 marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe ConteOggi stiamo affrontando una nuova prova. Difficilissima.[…] Grazie a coloro che stanno donando il sangue. Grazie ai medici e agli infermieri, ai volontari della protezione civile, ai vigili del fuoco, alle donne e agli uomini delle forze armate e delle forze dell’ordine, per gli sforzi straordinari che stanno compiendo. Grazie ai farmacisti, a chi continua ad andare in fabbrica, a chi lavora nei supermercati, grazie ai tassisti che in queste ore accompagnano gratuitamente i medici in ospedale. Grazie a chi rispetta le regole”.

Grazie a tutti. Ma non ai postini. Nemmeno accennati. Eppure ci sono, continuano a svolgere le loro mansioni essenziali. Anche se inspiegabilmente nessuno sembra pensare a come salvaguardare la loro salute. Nonostante siano esposti sia ai pericoli di contagio sul posto di lavoro, per lo stretto contatto con i colleghi, sia a quelli dovuti all’incontro con altre persone.

Uno di loro, che tuteleremo con l’anonimato, ci ha raccontato la situazione vissuta negli ultimi 10 giorni presso un ufficio di smistamento lettere nella zona EUR a Roma.

Il problema

“Il nostro problema principale, come in tutta Italia, sono i dispositivi di protezione individuale. Le mascherine, per intenderci. E poi, ci era stata garantita una sanificazione completa dei luoghi di lavoro entro una decina di giorni. Si sono presentati solo ieri (il 17 marzo, ndr)”. In tempo, quindi. Peccato solo che dal 8 marzo, quando è stato varato il primo, famoso, DPCM sulle limitazioni alla vita pubblica del paese, gli uffici non sono rimasti affatto vuoti. In nove giorni sono entrate e uscite decine di persone, che a loro volta erano state a contatto con la gente nelle case dove consegnare raccomandate.

Non tutto infatti, come noto, può essere lasciato nelle buche delle lettere. Alcuni tipi di corrispondenza necessitano, per esempio, della firma sulla ricevuta da parte del ricevente. In questo senso, ci ha spiegato, solo da poco, con le ulteriori restrizioni imposte dai successivi decreti, si è arrivati a poter azzerare quasi totalmente la possibilità di contatto. “Possiamo lasciare tutto nelle cassette, previo consenso verbale dell’utente. Ma qualcuno è ancora costretto a consegnare pacchi e buste a portieri e segretari. O anche entrando nelle sedi delle aziende. E comunque negli androni dei palazzi potremmo incrociare chiunque, per puro caso. Guanti, mascherine, gel igienizzanti sarebbero più che mai necessari, ma non ci arrivano. Quello che abbiamo è stato acquistato privatamente. E non è sufficiente”.

La protesta

 A un certo punto lui e i suoi colleghi si sono visti costretti ad azioni drastiche. “Lunedì scorso, visto che nessuno si curava di ascoltarci, ci siamo rifiutati di entrare a lavorare. Abbiamo timbrato, ma non abbiamo prestato servizio, perché non c’erano le condizioni. Siamo esposti a troppi rischi. Ci hanno diviso su due turni di lavoro per non farci stare in tanti tutti insieme, ma pur così facendo i problemi restano. Rispettare il metro di distanza è praticamente impossibile in alcuni casi.  Avremmo bisogno delle mascherine, quanto meno. Le poche che abbiamo non sono adatte”.

A nome di tutta la categoria, arriva da parte sua un appello, che noi vi giriamo a modo nostro: tra i tanti eroi cui applaudire in questi giorni, Fate Caso anche ai postini.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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