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Rivedersi per l’ultimo giorno di scuola: è davvero necessario?

Rivedersi per l’ultimo giorno di scuola: è davvero necessario?

La vice ministra dell'Istruzione Anna Ascani propone di far tornare i ragazzi in classe per l'ultimo giorno di scuola. Ma è davvero necessario? È di

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La vice ministra dell’Istruzione Anna Ascani propone di far tornare i ragazzi in classe per l’ultimo giorno di scuola. Ma è davvero necessario?

È di qualche giorno fa la proposta della vice ministra dell’istruzione Anna Ascani di far rientrare in classe gli alunni per l’ultimo giorno di scuola. Almeno quelli degli anni conclusivi (quinto liceo, terza media e quinta elementare), per un saluto finale prima di separarsi. Ma la bocciatura del Comitato Tecnico Scientifico è stata netta. Così lei ha deciso di provare un’altra strada, all’aperto. Permettendo cioè ai ragazzi di incontrarsi nei cortili o comunque fuori dagli edifici scolastici.

Il CTS ha detto che l’ultimo giorno di scuola non si può fare “in classe”. Lavoriamo per permetterlo quindi all’aperto, in sicurezza. Non si può negare a bambini e ragazzi delle classi terminali questa possibilità.

Questo il messaggio postato sui suoi profili social. La vice ministra cita a sostegno della sua idea il caso dei centri estivi, la cui riapertura era stata inizialmente negata, salvo poi trovare una soluzione consona per organizzarli.

Il messaggio che si vorrebbe far passare in questo modo è lo stesso che ha guidato le progressive riaperture di questi giorni. Un lento e graduale ritorno alla normalità. E festeggiare l’ultimo giorno di scuola sarebbe un bel simbolo, secondo gli intenti della proponente, per i ragazzi. Ma ne vale veramente la pena?

Gran parte delle critiche sorte parlano di qualcosa di non necessario. Poteva essere magari più utile, secondo alcuni genitori, trovare il sistema di far rientrare in sicurezza i propri figli in aula un mese fa. Ma, fattibile o meno, ormai è  comunque troppo tardi. In questo senso si sta già lavorando per settembre, in vista del nuovo anno scolastico. Dopo aver dovuto chiudere tutto per 3 mesi e costretto il mondo della scuola ad  arrangiarsi come poteva, concedere la possibilità di fare la festicciola di fine anno sembra a molti più un contentino, che non un simbolo di ripartenza. Ai limiti della presa in giro.

I più grandi potranno organizzarsi per conto loro, non appena sarà possibile, e festeggiare la fine della scuola o degli esami o quello che preferiscono. Volendo, anche coinvolgendo i professori. Non c’è quindi alcun bisogno di fare eccezioni  alle norme fin qui applicate o di studiare possibili strategie e soluzioni di sicurezza per far ritrovare tutti davanti al portone di scuola a metà giugno. Per i più piccoli, invece, rivedere i propri compagni di classe implicherebbe che qualche genitore debba accompagnarli. E l’ultima cosa di cui c’è bisogno è proprio di altra gente per strada a creare assembramenti.

A sostenere l’inutilità dell’iniziativa ci sono anche gli stessi ragazzi. “Ma come è possibile? – sostiene Alessio, alunno di quinta in un liceo scientifico romano – Ora non c’è più pericolo a stare tutti vicini? Se devo stare a distanza, posso  tranquillamente aspettare. Ci vedremo subito dopo la maturità“.

L’idea della vice ministra Ascani, insomma, oltre che dagli esperti, sembra essere stata bocciata anche dai diretti interessati. Ma questo non sembra farla demordere. Tanto che all’ANSA ha dichiarato:

Tutto questo andrà fatto in sicurezza, su base volontaria per studenti e famiglie e tutelando la responsabilità di ciascuno. Individueremo spazi e modalità idonee.

In ogni caso, si tratta ancora di una questione puramente teorica non essendo stato formalizzato alcun atto ufficiale riguardo questa questione. I possibili sviluppi si vedranno, dunque, nei prossimi giorni.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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