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La scuola come un lager? Anche no, ma qualcuno ha fatto una bella gaffe

La scuola come un lager? Anche no, ma qualcuno ha fatto una bella gaffe

Un consigliere comunale della Lega ha sicuramente sgravato paragonando le scuole a dei lager. Ma la sua "critica", in fondo, non è campata per aria.

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Un consigliere comunale della Lega ha sicuramente sgravato paragonando le scuole a dei lager. Ma la sua “critica”, in fondo, non è campata per aria.

Che la quarantena potesse avere un impatto negativo sulla salute mentale di ciascuno di noi era una cosa ampiamente preventivabile. Che questo impatto spingesse un consigliere comunale addirittura a paragonare le scuole a dei lager, invece, non l’aveva previsto davvero nessuno.

Scherzi a parte, da ridere c’è ben poco. Anche perché Claudio Tucci, consigliere della Lega a Borgo San Lorenzo (Firenze) ‘sta cosa l’ha fatta veramente attraverso un post su Facebook che ha suscitato parecchio scalpore (e vorrei vedé) e a quanto pare era anche piuttosto serio. Ma perché?

Per capirlo basta leggere la descrizione che accompagna la foto provocatoria condivisa da Tucci: “Il plexiglas ce lo avete al posto dei neuroni o nelle vostre poltrone”. Insomma, sembra che il delegato della Lega (scusate il gioco di parole) non abbia gradito affatto il modello di scuola post–lockdown pensato dalla ministra Lucia Azzolina e glielo ha fatto sapere a modo (sbagliato) suo.

Tucci ha chiaramente esagerato, strumentalizzare una tragedia come l’olocausto per fare una critica di carattere politico è una cosa a dir poco deplorevole. Tuttavia il suo attacco alle case di plexiglas concepite dal ministero è legittimo e in un certo senso ci trova anche un pochino d’accordo.

In fondo lo abbiamo sempre detto, per noi la scuola non è soltanto un edificio in cui i gli studenti si recano per imparare l’italiano e la matematica. La scuola è un luogo d’inclusione, è l’habitat naturale della socialità. E se a scuola sono circondato da decine di pannelli trasparenti che, per quanto sottili, mi tengono comunque separato dal resto del mondo, cosa cavolo ci vado a fare?

Sono solo, come lo sarei nella mia cameretta. E a questo punto tanto vale rimanerci, nella cameretta e studiare da casa, almeno finché non potremo tornare davvero alla normalità. Ma forse eccolo qui il problema, forse quest’ultimi mesi di didattica a distanza hanno fatto capire al ministero che il nostro Paese non è ancora del tutto pronto per una scuola digitalizzata.

Forse mancano i mezzi o mancano la volontà e le risorse per migliorarli. E indovinate un po’ chi ci rimetterà in tutto questo. Ma ovviamente i ragazzi, costretti a studiare in delle sottospecie di cabine telefoniche. Non di certo dei lager come ha sostenuto Tucci, ma neanche le scuole che molti di loro sognavano, questo è sicuro.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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