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Corpo Europeo di Solidarietà: la faccia bella dell’Unione Europea

Corpo Europeo di Solidarietà: la faccia bella dell’Unione Europea

Il Corpo Europeo di Solidarietà raccoglie giovani in tutta l'UE per progetti di volontariato. Uno di loro ci racconta come funziona. Diciamoci la ver

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Il Corpo Europeo di Solidarietà raccoglie giovani in tutta l’UE per progetti di volontariato. Uno di loro ci racconta come funziona.

Diciamoci la verità, parlare di Unione Europea in termini positivi non è sempre facilissimo. Rispetto agli ideali che ne hanno guidato la fondazione, sono in molti a percepire in realtà un sostanziale fallimento delle istituzioni. Soprattutto tra i più anziani (la maggioranza degli euroscettici è over 35, secondo diversi sondaggi). Eppure non tutto è da buttare. La faccia bella dell’Europa è quella dell’altruismo dei giovani, della condivisione e della collaborazione. Sentimenti stimolati anche da iniziative come quelle del Corpo Europeo di Solidarietà.

Si tratta di una delle ultime novità introdotte dalle istituzioni comunitarie che, si legge sul sito ufficiale, offre ai giovani opportunità di lavoro o di volontariato, nel proprio paese o all’estero, nell’ambito di progetti destinati ad aiutare comunità o popolazioni in Europa.

Daniele Ilardi, 30 anni compiuti da poco, è recentemente entrato a far parte di questo corpo. Partirà a fine luglio per la Romania e racconta così ciò di cui si andrà ad occupare.

Il 30 luglio partirò e il 1° agosto inizierà la mia attività di sei mesi a Drăgășani, presso l’associazione APDD. Si tratta di una no-profit rumena nata da poco, che si occupa di inclusione sociale verso le parti più deboli e disagiate della società. Io nello specifico organizzerò una serie di attività educative per aspiranti imprenditori rumeni. Veri e propri workshop per far capire come diventare imprenditori . La scelta di questo progetto lo fatta perché volevo dare un seguito alla mia tesi di master, che trattava proprio il tema dell’imprenditoria. E così mi sono proposto per questa attività. Ho colto l’occasione al volo visto che rientravo per poco nel limite massimo di età per partecipare”.

Dal prospetto informativo dell’associazione si apprende che uno degli obiettivi principali perseguiti è proprio quello di migliorare la qualità delle risorse umane. Si punta a supportarne l’accesso ad una carriera professionale che possano coltivare per tutta la vita. L’affiliazione di questa no-profit al CES fa sì che a questo medesimo progetto collaboreranno giovani tra i 18 e i 30 anni provenienti da Spagna e Portogallo, con cui Daniele si troverà ad interfacciarsi.

“Il Corpo Europeo di Solidarietà in qualche modo va a sostituisce vecchi progetti già esistenti in maniera frammentaria nell’Unione. In questo modo invece c’è un’organizzazione più centralizzata al livello istituzionale. Si cerca di ottimizzare le risorse, per avere più fondi a disposizione laddove servono maggiormente.

Ci sarebbe stata anche la possibilità di proporsi per progetti di volontariato in Italia, ma ho scelto di andare all’estero perché mi interessava un esperienza personale del genere. Mi viene pagato l’affitto e le utenze, più una quota necessaria per mangiare e vivere lì. In generale c’è un basso costo della vita in Romania e il programma prevede un quantitativo di fondi ponderato anche su quel parametro. In zone più avanzate dell’Europa, dove sono attive iniziative diverse, sempre in seno al CES, magari avrei avuto più soldi a disposizione, ma avrei dovuto sostenere costi più alti.

Inoltre, pochi sanno che l’inglese è molto parlato dai rumeni. Già dai tempi di Ceaușescu tantissime persone lo studiavano, perché provavano a trovare una strada per andar via e sfuggire alla dittatura. Quindi, in un certo senso,  vado anche a fare pratica per migliorare la lingua“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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