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“Dati” di fatto: analizziamo la polemica legata alla nostra privacy

“Dati” di fatto: analizziamo la polemica legata alla nostra privacy

Si riaccende la polemica sulla raccolta dati, e a farne le spese sono sempre gli utenti: è un dato di fatto! Andiamo a vedere qualche dettaglio. Avet

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Si riaccende la polemica sulla raccolta dati, e a farne le spese sono sempre gli utenti: è un dato di fatto! Andiamo a vedere qualche dettaglio.

Avete presente tutti quei dati che vi chiedono i social? Quanti numeri di telefono avete, quante volte andate in bagno e la vostra carta di credito. Non esiste servizio cui ci si possa iscrivere senza inserire qualche dato riservato. Anni fa ci si poteva tranquillamente iscrivere a Facebook col nome di Ajeje Brazorf, oggi è leggermente più complicato.

Ma i dati chi li raccoglie, e che utilizzo ne fa? L’utente può sempre scegliere? Non è sempre così. Particolarmente noto è il recente scontro tra Trump e ByteDance, l’azienda cinese che sviluppa TikTok. Il Presidente voleva vietare l’utilizzo dell’applicazione negli USA poiché questa raccoglie e utilizza in modo poco chiaro i dati degli utenti, classificandola così come un pericolo per la sicurezza nazionale. L’alternativa proposta era che l’azienda delegasse il controllo dei dati dei cittadini americani a delle aziende statunitensi. La trattativa è al momento in corso con Oracle e Walmart, a seguito di un tentativo di partnership con Microsoft fallito. Non è detto si giunga ad una conclusione: il social cinese non vuole condividere con gli USA il proprio algoritmo, punto di forza del suo diffuso engagement.

In Europa, invece, è in atto un braccio di ferro tra Facebook e le autorità irlandesi che la accusano, secondo le regole comunitarie, di non avere la legittimità di trasferire i dati dall’UE agli USA. Infatti, se fino a poco tempo fa questo era possibile, l’Europa oggi lo consente solo se chi tratta i dati dimostra di avere un livello elevato di riservatezza, cosa che non sembra verificarsi. Il timore è che le istituzioni statunitensi possano accedere a questi dati e utilizzarli: sorvegliarci, in pratica.

Pare che i nostri dati siano l’oro odierno, chi più ne ha, più è potente! Mi viene in mente quella signora anziana che un giorno mi chiese su che canale TV si vede feisbùk, una delle conversazioni più bizzarre della mia vita. Speriamo solo che Google non ci abbia ascoltati!

#FacceCaso

Di Luca Matteo Rodinò

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