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Il Covid c’ha distrutto il lavoro. Ma noi ne faremo nascere di nuovi, cari giovany

Il Covid c’ha distrutto il lavoro. Ma noi ne faremo nascere di nuovi, cari giovany

Il lavoro che non c'è più. Aziende rovinate e imprenditori sul lastrico. Ma, in fondo al tunnel, c'è una piccola lucina che splende. Tra tutti i dann

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Il lavoro che non c’è più. Aziende rovinate e imprenditori sul lastrico. Ma, in fondo al tunnel, c’è una piccola lucina che splende.

Tra tutti i danni che il Covid ha fatto, distruggere il lavoro di molte persone è stato uno dei più tremendi. Molti, chi veterano chi alle prime armi, si sono ritrovati senza stipendio da portare a casa. Ci sono coloro che lavorano (…lavoravano?) nella ristorazione; con i ristoranti chiusi decine e decine di camerieri e cuochi hanno perso il posto. Ci sono parrucchieri che non sono più riusciti a “rialzarsi”, palestre chiuse e personal trainer a spasso.

Chi più chi meno, tutti sono stati colpiti da questa crisi. Tutti hanno subito ripercussioni nel proprio ambito lavorativo. Ma dalla crisi, speriamo, si rinascerà come una fenice dalle ceneri.

Vecchio lavoro addio. Ora ci sono i lavori post-covid

Vecchio lavoro perso? Bene, maniche su e si seguano le nuove tendenze. Secondo Mariangela Lupi, Head oh Humaniy Development & Education Department di Adecco Group, infatti “Stiamo assistendo alla nascita di nuove mansioni nei seguenti ambiti: prevenzione, salute, sicurezza e formazione. Penso ai responsabili per la sicurezza aziendale, i corporate crisis manager, i resilience managers e gli educatori della salute”.

Penso infine a tutti i servizi di supporto a famiglie, persone e aziende, come baby sitter, colf, badanti da un lato e supporto psicologico ed esperti di formazione a distanza dall’altro. Molto richiesti anche i professionisti dell’IT e dei servizi digitali, come app designer e esperti del potenziamento dell’infrastruttura tecnologica”.

C’è molta possibilità, quindi. Certo, è obbligatorio molto spesso reinventarsi, questo è vero, ma non succede ogni giorno in ogni posto di lavoro? Pensiamo ai ristoranti: prima bastava saper fare una carbonara, poi sono arrivati gli allergeni, i vegani, i fruttariani, i vegetariani, quelli che mandano il piatto indietro perché è di moda, i sommelier che non vogliono più quel vino… una battaglia, quella col cliente, che esiste da sempre. E nella quale noi italiani, abbiamo sempre vinto con umiltà e capacità.

Secondo la dott.ssa Lupi, bisognerà puntare sulle cosiddette “soft Skills”: “Trattandosi di competenze trasversali, permettono di adattarsi più agevolmente e più rapidamente a una nuova mansione o a un nuovo lavoro, aiutando a colmare quel gap tra requisiti richiesti dal mercato e competenze e nozioni imparate a livello teorico”.

Maniche su e coraggio giovany!

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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