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Mascherine per fare sport: un barlume di speranza per ricominciare presto?

Mascherine per fare sport: un barlume di speranza per ricominciare presto?

Segnali positivi dalle prime sperimentazioni delle mascherine adatte all'attività sportiva. Speranza per una possibile ripresa dello sport? Il paddel

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Segnali positivi dalle prime sperimentazioni delle mascherine adatte all’attività sportiva. Speranza per una possibile ripresa dello sport?

Il paddel è divertente, ma “anche meno“. Diciamoci la verità. Il popolo abituato al calcetto, ne ha abbastanza di questo surrogato di tennis. Una specie di mix tra i racchettoni da spiaggia e lo squash, carino per le prime volte, ma niente a che vedere con la palla che rotola. Però, purtroppo, solo lui, insieme al suo più nobile e fascinoso antesignano, sembra aver resistito a questa seconda ondata di Covid-19. Ora però, per gli amatori degli sport di squadra, c’è una nuova speranza: mascherine adatte all’attività sportiva.

Fermi. Freniamo immediatamente gli entusiasmi. Non c’è nessuna indicazione che si potranno mai effettivamente usare per far tornare in campo o in palestra i non professionisti. Né risultano allo studio piani a tal riguardo, ad oggi. Eppure il barlume si è acceso. Gli esperimenti, che vanno avanti da mesi, hanno prodotto risultati concreti.

Pochi giorni fa un calciatore in Nord America ha giocato per la prima volta una partita della CONCACAF Champions League indossando per tutti i 90 minuti il dispositivo di protezione individuale. Il mese scorso, la squadra di pallacanestro della Reyer Venezia ha testato positivamente in allenamento la stessa tipologia di d.i.p. 

Jeremy Chappell l’ha indossata domenica per tutta la seduta individuale senza riscontrare particolari disagi o problemi di respirazione.

Così aveva dichiarato il coach dei veneziani Walter De Raffaele, parlando di uno dei suoi cestisti. Il loro è stato il punto di arrivo di una sperimentazione partita a maggio, per volontà del presidente della FIP Gianni Petrucci, che ha coinvolto i ricercatori del Politecinco di Torino. Il team dei lagunari si è offerto volontario per i test.

Il responso è stato più che positivo, dunque. E anche se dalla società del capoluogo veneto hanno comunque sottolineato la difficoltà di veder applicata una simile tecnologia in partita, il grande passo avanti resta innegabile. Magari le categorie giovanili o i semplici amanti del campetto potrebbero ricominciare le attività con maggiore sicurezza. Per lo meno parzialmente. Perché è evidente che il problema del contatto fisico col sudore resta irrisolvibile. Tuttavia, solo il pensiero di potersi, forse presto, ritrovare con la palla a spicchi con gli amici a fare gare di tiro o al parco per dare effetti improbabili ai rigori calciati con il supersantos, per molti suona già meglio di una pallina che sbatte sul plexiglas.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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