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Clima, la corte di Strasburgo accoglie il ricorso di sei ragazzi portoghesi

Clima, la corte di Strasburgo accoglie il ricorso di sei ragazzi portoghesi

Sei giovani portoghesi hanno citato in giudizio davanti alla CEDU di Strasburgo 33 paesi che non stanno rispettando gli accordi di Parigi. "Abbiamo i

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Sei giovani portoghesi hanno citato in giudizio davanti alla CEDU di Strasburgo 33 paesi che non stanno rispettando gli accordi di Parigi.

Abbiamo il diritto di vivere in un mondo sicuro“. A questo si appellano sei giovani ragazzi portoghesi che hanno citato in giudizio 33 paesi davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. L’accusa? Non stanno rispettando gli accordi di Parigi sul clima. E il tribunale, con sede a Strasburgo, ha deciso di accogliere il loro ricorso, accettando di trattare il caso in via prioritaria. I governi chiamati in causa sono stati già avvisati e, di fatto, ha preso il via un procedimento processuale nei loro confronti.

Si chiamano Catarina, Cláudia, Mariana, Sofia, André e Martim. Hanno tra gli 8 e i 21 anni. Con il supporto della ONG Global Legal Action Network hanno preso l’iniziativa dopo aver visto il loro paese devastato dagli incendi nell’estate 2017. È già da tre anni, dunque, che si sono lanciati in questa battaglia. Ora arrivano i primi frutti.

Sostengono che sia in corso una violazione dei loro diritti da parte di quelle nazioni, tra cui anche l’Italia, che non stanno rispettando quanto sottoscritto nel 2015 con la Cop21. L’obiettivo è quello di ottenere un pronunciamento della CEDU che vincoli legalmente i governi ad intraprendere le azioni finora ignorate o solo parzialmente e insufficientemente portate avanti.

Il precedente

In teoria il ricorso diretto alla Corte di Strasburgo è praticabile solo se non è stato possibile prima far valere le proprie ragioni presso i tribunali ordinari. E, in effetti, è difficile immaginare come 6 ragazzini avrebbero mai potuto trovare attenzione da parte di 33 giudici di altrettanti stati diversi.

Ma c’è anche un’altra motivazione avanzata dai ricorrenti. A loro dire, proprio i tribunali nazionali potrebbero fare di più per costringere i governi ad adeguarsi ai trattati firmati. Lo dimostra un precedente della Corte Suprema olandese, la quale nel 2019 si è pronunciata a favore di un gruppo di 886 cittadini che chiedevano l’obbligo per le istituzioni del loro paese di far ridurre le emissioni di CO2.

Una decisione che fu definita storica e che ora questi giovani attivisti sperano di vedere replicata a breve al livello comunitario.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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