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Una petizione anti-scuola, ce mancava davvero solo questa regà

Una petizione anti-scuola, ce mancava davvero solo questa regà

Oggi vi parliamo di una petizione aperta da un gruppo di imprenditori e coltivatori e del motivo per cui secondo noi è legittima, ma sbagliata. Alla

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Oggi vi parliamo di una petizione aperta da un gruppo di imprenditori e coltivatori e del motivo per cui secondo noi è legittima, ma sbagliata.

Alla fine Lucia Azzolina e una discreta percentuale di studenti hanno ottenuto ciò che volevano. Da ieri è infatti (ri)cominciato il lento e graduale rientro in classe dei ragazzi delle superiori. Un ritorno che accontenta tutti, o quasi. A qualcuno, infatti, non è andata giù questa decisione del governo. E quel qualcuno ci ha tenuto anche a farlo sapere, affidandosi ad una petizione aperta su Change.org il mese scorso. Stiamo parlando dell’Unsic, ovvero del sindacato degli imprenditori e dei coltivatori, che, nella persona del suo presidente Domenico Mamone, ha espresso perplessità circa la riapertura.

“Il tema della scuola riguarda tutti, ma rischiare di tornare ad un blocco totale il mondo dell’impresa non può permetterselo” ha dichiarato Mamone, che ha ricevuto un sostegno anche da 8.000 famiglie riunitesi in vari gruppi Facebook. Tra questi ne spicca uno chiamato “Scuola e Sicurezza: SCELTA libera tra DaD e didattica in presenza” (complimenti per la sinteticità), il cui nome dice già tutto.

Ora, le preoccupazioni di questi “enti” sono più che legittime, così come assolutamente legittima è la petizione che è stata lanciata (e che ha raccolto già 160.000 firme). Ma purtroppo i numeri (e nel prendere le decisioni, il governo si basa soprattutto su quelli) danno ragione alla scuola.

Stando ad un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, i focolai che si sono originati negli istituti sarebbero appena il 2% del totale. Dunque il problema non sono le scuole, è quello che accade fuori dalle scuole, dove i ragazzi sono sostanzialmente liberi di fare ciò che vogliono. E non è certo tenendo chiusi i cancelli degli istituti che risolvi il problema, anzi…

Perché se i ragazzi non si incontrano in aula o nei corridoi, lo fanno al bar, davanti a un bello spritz. E secondo voi ci sono più possibilità che si infettino a scuola, dove sono obbligati ad indossare una mascherina, ad igienizzarsi le mani e a mantenere le distanze o nel bel mezzo di un aperitivo?

Ma allora quale sarebbe la soluzione, chiudere i ragazzi dentro la cameretta impedendogli di uscire per qualsiasi motivo? Forse sì, ma probabilmente sarebbe un sequestro di persona. Dunque l’unica cosa da fare è sperare nel buon senso dei giovany; che si mettano una mano sulla coscienza e l’altra sul cuore. E che se mettano ‘sta c***o de mascherina soprattutto.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

COMMENTS

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    Luciana 2 settimane

    La citata ricerca dell’Istituto superiore di sanità va letta nel modo giusto. Il 2% dei contagiati in classe (escludendo quindi chi si contagia davanti scuola o sui mezzi pubblici) è quello medio. In realtà con le scuole aperte si è arrivati al 3,7%. Quindi con 20.000 contagi parliamo di quasi 800 studenti che si contagiano in classe ogni giorno e che passano il contagio ad altre persone, compresi i familiari.

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      Ciao Luciana. Innanzitutto grazie per aver commentato. Nell’articolo viene chiaramente specificato che la percentuale è riferita esclusivamente ai contagi che avvengono negli istituti e non nel tragitto per arrivarci. Poi siamo perfettamente consapevoli del fatto che il 2% di un numero molto grande sia comunque rilevante, ma non è questo il punto. Il punto è che i ragazzi escono e si incontrano tra di loro anche con le scuole chiuse, quindi a nostro avviso è meglio che lo facciano in un luogo protetto e dove vengono costantemente controllati, piuttosto che in un bar, dove le probabilità di un contagio sono molto più alte. Spero di essere stato chiaro, un saluto e buon fine settimana.

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