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FavolApp? È la perfetta unione tra tecnologia e creatività

FavolApp? È la perfetta unione tra tecnologia e creatività

FavolApp è la nuova frontiera didattica che, nata sull’asse Roma-Milano, studia le emozioni: ora la rabbia, la tristezza e la felicità sono tutte virt

Panico e rabbia: le app aiutano!
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Corso di formazione per Sviluppatori di App

FavolApp è la nuova frontiera didattica che, nata sull’asse Roma-Milano, studia le emozioni: ora la rabbia, la tristezza e la felicità sono tutte virtuali.

C’era una volta FavolApp, l’applicazione che nasce un po’ a Roma e un po’ a Milano, con lo scopo di riconoscere tutte le emozioni dei lettori!

Ed è così che dalla somma di una mente creativa e un’altra tecnologica, prende forma un nuovo ecosistema pedagogico proposto dalle due docenti Cristiana Zambon e Paola Pupilli: la perfetta unione delle loro passioni tradotta in sodalizio professionale.

Uno strumento messo a punto con il progetto Social Hosting Hub che si pone come prerogativa assoluta lo studio delle emozioni fisiche prese in analisi anche virtualmente.

Presentato dalla Fondazione Mondo Digitale, e con ActionAid, Parole Ostili e Comunità di Sant’Egidio, il progetto ha preso forma sulla corretta scelta degli strumenti nell’ambito degli stili comunicativi e comportamentali.

Come? Con i protagonisti delle favole (da qui il nome) che con semplici giochi aiutano a identificare rabbia, felicità, tristezza, paura e tutti gli altri stati emotivi.

E attraverso quello che provano Pinocchio, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Biancaneve “non solo imparano a dire come si sentono – dichiarano le due insegnanti – ma anche a capire come possono sentirsi gli altri, dal vivo ma anche online“.

Le emozioni che vanno di pari passo con la crescita, soprattutto se in fase preadolescenziale, richiedono una comprensione maggiore fin dai primi rapporti interpersonali. È un input che, dando forma all’empatia, offre la possibilità di apprendimento in prima persona, rendendo tangibili tutte quelle sensazioni considerate accademicamente astratte.

Inoltre, il principio di trovare una comunità sicura e – come viene definita – “firtuale” (cioè sia fisica che virtuale) per i ragazzi, è riuscito a trovare grande spazio in un sistema educativo che si stava affievolendo a causa di rapporti ormai sempre più artificiali e logori.

E vissero felici e contenti!

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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