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La nostra intervista ai Death Cell per il loro nuovo singolo

La nostra intervista ai Death Cell per il loro nuovo singolo

Un basso che pulsa e una chitarra che fiammeggia, come nei momenti più roventi del rock. Influenze new wave e punk, vissute però direttamente sulla pr

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Un basso che pulsa e una chitarra che fiammeggia, come nei momenti più roventi del rock. Influenze new wave e punk, vissute però direttamente sulla propria pelle: i DEATH CELL ripartono da MASCHERA, il primo singolo tratto da PERIFERICO, nuovo album della band di Rosignano Solvay.

Nati nel 1990, i DEATH CELL hanno trovato nuova linfa e sono ripartiti nel 2014 con energie nuove ma con la rabbia antica che non ha perso né smalto né lucidità. Ne è prova proprio MASCHERA, che parte da concetti pirandelliani per costruire labirinti elettrici in cui ci si può ferire.

Raccontateci del vostro ultimo singolo.
Maschera è un brano che ben rappresenta lo stile Death Cell, con un dirompente e ipnotico giro di basso su cui si sviluppa tutto il pezzo, in un alternative rock scuro mescolato con sonorità dark e psichedeliche. Il testo parte dal concetto pirandelliano della maschera e rappresenta il momento di presa di coscienza del non essere uno come si crede, ma differenti individui a seconda o secondo chi ci sta intorno, cosa che impone di indossare una o più maschere per difendere o meglio adattare il proprio io più profondo. Ed è dalla frantumazione delle false sicurezze e dall’esigenza di capire chi siamo veramente che parte il viaggio di Periferico.

Come si inserisce Maschera all’interno di PERIFERICO?
Periferico è stato composto come un concept, con un filo conduttore, tra musica e testi, che rappresentasse un viaggio per l’ascoltatore all’interno di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, alla ricerca delle risposte e delle certezze interiori necessarie alla sua realizzazione come essere umano. Maschera è il naturale inizio di questo viaggio, sia come musica, che come testo, essendo il brano che presenta le sonorità che prenderanno poi la loro forma nelle diverse atmosfere dei successivi pezzi del disco.

Quali sono i vostri mostri sacri all’interno del panorama musicale?
Ci sono molte band che ci piacciono e tra di noi abbiamo gusti musicali alle volte differenti. Per citare i più importanti in ordine sparso: Stooges, Black Sabbath, Pink Floyd, Sex Pistols, The Clash, Joy Division, Bauhaus, Cccp e Csi, Soundgarden, Alice in Chains, Nine Inch Nails, Metallica, Tool. Ma la lista sarebbe ancora lunga. Tutti quanti noi abbiamo un rapporto molto profondo con la musica.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Avremmo voglia di suonare live, ora che il lavoro di studio di registrazione è finito e che abbiamo un nuovo disco da proporre al pubblico. Purtroppo questo non è possibile per ora a causa dell’emergenza in corso e ci auguriamo di tornare presto sui palchi. La dimensione live è quella dove ci troviamo più a nostro agio. Costretti a stare fermi non ci adagiamo, ma stiamo già componendo i nuovi brani per il nostro prossimo lavoro.

Con quale brano ci salutate?
Vi salutiamo con quello che è stato il primo singolo estratto da Periferico: Zona d’Ombra, che si può ascoltare in streaming su YouTube nel canale della Volcano Records and Promotion, l’etichetta che ha pubblicato e distribuito l’album. Un brano dalle cadenze rock ipnotiche e oscure, con un testo che è un inno alla completa libertà dell’individo nelle proprie scelte personali, al di là del pensiero comune che riporta tutto agli schemi prefissati e standardizzati dalla società in cui viviamo. Colgo l’occasione per ringraziarvi dello spazio che ci avete dato, augurandoci che ai vostri lettori piaccia Periferico, disponibile in streaming su Spotify e in vendita su tutti i principali store digitali.

#FacceCaso

Di Giorgia Groccia

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