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La “netiquette” ha un cuore digitale e prova sentimenti veri, soprattutto a scuola!

La “netiquette” ha un cuore digitale e prova sentimenti veri, soprattutto a scuola!

La netiquette è nata e si afferma anche tra i banchi di scuola: ecco perché l’educazione digitale non deve essere più un tabù all’interno delle classi

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La netiquette è nata e si afferma anche tra i banchi di scuola: ecco perché l’educazione digitale non deve essere più un tabù all’interno delle classi.

Con un cuore tutto digitale, la netiquette prende vita dall’unione di due grandi mondi: quello più usufruito del network (la rete) e quello più dimenticato della étiquette (la buona educazione).

Seppur scontato, tanto vale ricordare come all’interno di una comunicazione, anche se di carattere virtuale, debba sempre regnare un comportamento corretto. Il termine “netiquette” esprime questo insieme di norme, indispensabili per noi utenti ormai costantemente connessi.

Molti lo definiscono un galateo informatico, con regole fisse che risalgono ufficialmente al 1995 attraverso il Request for Comments (RFC), documento che le riconosce universalmente, sopperendo in alcuni casi alla mancanza di normative giuridiche.

E la scuola? Si è resa promotrice di questo nuovo messaggio comportamentale, proponendosi come portavoce di un necessario miglioramento al fine di raggiungere una maggiore qualità comunicativa.

Da un po’ di tempo tra i banchi di diversi istituti scolastici aleggia l’inserimento dell’Educazione civica digitale: ore d’insegnamento (che dovrebbero essere) molto preziose.

Confortata dal corretto utilizzo della forma (punteggiatura e ortografia), la comunicazione digitale si avvale delle stesse conseguenze tangibili della realtà, con la differenza di farci sentire più coraggiosi nel dire, anzi scrivere, determinate parole. Parliamo dei cosiddetti “leoni da tastiera” che attuano l’incitamento all’odio in forma digitale, ciò che in gergo viene definito “hate speech”.

Secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ricorda che: “il 72,6% dei ragazzi ritiene giusto ricevere regole, ma solo nel 55% delle famiglie vengono date limitazioni sull’uso della rete”.

Un insegnamento fondamentale che sente la necessità di remare insieme al buon senso nel mare dell’interattività che, se da una parte offre innumerevoli opportunità comunicative-relazionali, dall’altra ci rende tutti soggetti a danni intenzionali anche gravi.

Siamo nell’epoca delle “battaglie verbali” ed è così triste assistere, ancora oggi, a sgradevoli episodi di cyberbullismo, aggravati dalle differenze di genere: le ragazze sono le più colpite, tra sexting e body shaming.

Quando decideremo di evolverci, per favore, scrivetemelo su WhatsApp!

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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