Tempo di lettura: 1 Minuti

Sciopero della fame contro la DAD con un dad che ci mette la faccia

Sciopero della fame contro la DAD con un dad che ci mette la faccia

In prossimità della Festa del Papà, uno di questi ha deciso di fare uno sciopero della fame contro la didattica a distanza… Da ormai un anno a questa

Videogiochi battono sesso: un altro passo verso l’estinzione
Affitto mio, quanto mi costi: 402€, spese escluse (di media!)
Quanto è difficile trovare casa se sei studente

In prossimità della Festa del Papà, uno di questi ha deciso di fare uno sciopero della fame contro la didattica a distanza…

Da ormai un anno a questa parte la DAD è diventato un acronimo di utilizzo giornaliero, uno di quei neologismi che nascondono un pezzo di storia e, come tale, non ne sono mancate le critiche al riguardo proprio perché, nonostante le proteste, la situazione non cambia… così si sta passando a gesti estremi come lo sciopero della fame.

Proprio perché la situazione non progredisce, anzi rimane sempre la stessa, qualcuno ha deciso di rimetterci di stomaco all’insegna del seguente mantra: “La DAD non è scuola”.

Ecco a voi l’affermazione di un papà che in questi giorni sta facendo molto discutere di sé: stiamo parlando proprio di Luca, un attivista del gruppo novarese “Priorità alla scuola”, papà di due figli che ha deciso di utilizzare il proprio corpo per protestare contro la didattica a distanza.

Come?
Uno sciopero della fame di due settimane, a partire dall’8 Marzo, in cui si nutrirebbe solo di liquidi e bevande zuccherate.

Un gesto estremo ma che fa centro nell’obbiettivo: rimandare l’attenzione a tutte quelle famiglie che non riescono a sostenere una situazione di didattica a distanza, che sia per motivi finanziari o lavorativi…

Ma come ben sappiamo non c’è da stupirsi, per grandi cambiamenti si ha bisogno di grandi rivoluzioni e grandi gesti, basti pensare alle Suffragette, le quali dopo che venivano arrestate facevano scioperi della fame che inducevano le guardie a nutrirle in maniera forzata… insomma una forma di protesta nonviolenta con spesso e volentieri fini socio-politici.

Eppure, vedere che siano gli stessi genitori a protestare e non solo gli studenti è rincuorante, poiché la scuola è interesse di tutti e il voler tornare in classe non viene interpretato semplicemente come un “capriccio di ragazzini annoiati” che non capiscono la gravità della situazione.

Dopo un anno, è insostenibile che non sia stata trovata ancora una soluzione, che facciamo politici e ministri che non leggono libri da anni, ci facciamo un po’ più caso o avete bisogno che ci presentiamo tutti in piazza nudi per avere la vostra attenzione?

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0