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Concorsi pubblici: ancora una volta i giovani vengono tagliati fuori

Concorsi pubblici: ancora una volta i giovani vengono tagliati fuori

Tra il mezzo milione delle assunzioni che si prospettano nella Pubblica amministrazione, i giovani verranno già penalizzati nei concorsi pubblici. Un

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Tra il mezzo milione delle assunzioni che si prospettano nella Pubblica amministrazione, i giovani verranno già penalizzati nei concorsi pubblici.

Una notizia di cui troppo poco si parla, tra disoccupazione giovanile e covid, riguarda proprio il nuovo decreto-legge Brunetta che tende a semplificare la burocrazia nell’accesso ai concorsi pubblici, ma a quali condizioni?

Dato il periodo pandemico, moltissimi concorsi sono rimasti in stato di fermo e, di conseguenza, si sono accumulati lasciando una prospettiva di mezzo milione di persone assunte nei prossimi cinque anni .

Il problema, però, sta alla radice: a quanto pare la nuova riforma agevolerebbe i più maturi, dando priorità a coloro i quali possiedono titoli di studio superiori alla laurea o esperienze lavorative post-lauream, tagliando letteralmente le gambe sia ai neolaureati, sia a coloro i quali si sono fermati al diploma.

Così, l’Italia, ci presenta due facce opposte della stessa medaglia: verso gli altri paesi risulta amica di tutti, consentendo ai propri cittadini di possedere uno dei passaporti più forti al mondo ma, al suo interno, rimane solo un paese per vecchi, ove le agevolazioni sono solo per i più grandi (ricordiamo la percentuale dei fondi del Recovery Plan riservata ai giovani).

Citando e parafrasando una frase provocatoria di Lévi-Strauss, l’individuo tende ad essere critico a casa propria e conformista in casa d’altri; così, quando si vive in una determinata nazione, si tende proprio ad utilizzare questo metodo valutativo e, in particolare, l’Italia è ampiamente criticata da parte dei più giovani, i quali tendono ad andarsene via; facilitati sia da un’assenza di opportunità, sia da una cittadinanza che concede loro accesso a quasi tutto il mondo.

Eliminando, dunque, anche la sola possibilità di avere un posto fisso nella Pubblica Amministrazione, i giovani non hanno motivo di restare o di rimanere ancorati ad una patria che non offre loro opportunità.

Di fatto, i concorsi pubblici risultano di per sé sempre più complessi, ma sono sempre stati l’unica certezza del posto fisso e dell’assicurazione di un futuro benestante all’interno della nazione.

Di conseguenza, ha davvero senso lamentarsi così tanto dei cervelli in fuga? O dello spostarsi da neolaureati o diplomati all’estero alla ricerca di nuove opportunità?

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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