E se per curare l’Alzheimer ci volessero…i delfini? Ci pensa l’Università di Teramo

E se per curare l’Alzheimer ci volessero…i delfini? Ci pensa l’Università di Teramo

I delfini potrebbero essere nuovi modelli di neuropatologia comparata per lo studio dell'Alzheimer come propone la Facoltà di Medicina Veterinaria del

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I delfini potrebbero essere nuovi modelli di neuropatologia comparata per lo studio dell’Alzheimer come propone la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo.

I delfini potrebbero curare l’Alzheimer. Ok, detta così potrebbe sembrare una frase estrapolata da un romanzo fantasy ma un fondo di verità in realtà c’è. Su alcuni esemplari di delfini, infatti, sono state scoperte lesioni encefaliche molto simili a quelle osservate nei pazienti malati di Alzheimer.

La notizia è stata riportata da Danielle Gunn-Moore in un articolo pubblicato sulla rivista statunitense Alzheimer & Dementia. Se venisse confermata potrebbe rivoluzionare il metodo di studio di un morbo che solamente in Italia affligge al momento più di 700mila persone.

I delfini, infatti, potrebbero candidarsi coma validi modelli di neuropatologia comparata. Al momento le lesioni encefaliche sono state riscontrate solamente su due specie, la stenella striata e la tursiope ma ciò non esclude che esse siano proprie dell’intera famiglia dei delfini.

La novità è stata commentata anche da Giovanni Di Guardo, docente di Patologia generale e Fisiopatologia Veterinaria alla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo. Egli ha evidenziato che “si tratta della prima descrizione di una tale neuropatia centrale nei cetacei e, più in generale, in qualunque specie animale selvatica”.

Anche Di Guardo si è mostrato fiducioso sulla possibilità che questa scoperta possa segnare una svolta importante nello studio dell’Alzheimer. Uno studio che purtroppo non ha ancora dato i frutti sperati.

Nonostante siano passati più di 100 anni dalla prima descrizione del morbo realizzata dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, infatti, le origini e le cause della malattia non sono ancora state accertate. Inoltre le terapie finora sperimentate sono in grado di rallentare il decorso della malattia ma non di arrestarlo del tutto.

Proprio per questo studiare i delfini potrebbe aiutare a far avanzare la ricerca e magari chissà, anche a creare una cura per le milioni di persone che muoiono ogni giorno a causa di questa malattia. Altro che delfino curioso quindi, siamo curiosi noi di studiare il delfino.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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