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Parità di genere: cambia il linguaggio a scuola

Parità di genere: cambia il linguaggio a scuola

Parità di genere, arrivano le nuove direttive dal Ministro, o meglio dalla Ministra uscente Valeria Fedeli. Dopo la giornata dell'8 marzo, anche megl

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Parità di genere, arrivano le nuove direttive dal Ministro, o meglio dalla Ministra uscente Valeria Fedeli.

Dopo la giornata dell’8 marzo, anche meglio detta Festa della Donna, anche meglio detta “non dovete festeggiare la donna solo l’8 marzo”, arriva un’altra notizia sulla parità di genere (Guardate qui). Parliamo di scuola e soprattutto di linguaggio.

Dopo “la sindaca”, termine apprezzato anche da Virginia Raggi, iniziano a cambiare i tradizionali termini scolastici. Di che parliamo? Per esempio “gli alunni”, che non potremo più dire solo con l’articolo “gli” ma dovremo fare una distinzione, tra le alunne e gli alunni. Allo stesso modo bisogna modificare l’espressione “collegio dei docenti”. Come? Togliendo l’articolo, perché andrebbe a definire solo i maschi e non anche le signore. 

Da dove vengono queste idee? Dal Ministro, anzi dalla Ministra Valeria Fedeli, che prima di lasciare l’incarico a non-sappiamo-ancora-chi ha dato delle direttive precise per aumentare le pari opportunità nella scuola. Così i candidati privatisti rimarranno tali sono se sono dei maschietti, mentre per le ragazze si userà “le candidate privatiste” e via dicendo.

Laura Boldrini, nonostante l’esito elettorale continua ad echeggiare tra le aule parlamentari in attesa della formazione delle nuove Camere, portando avanti e indietro la bandiera della parità di genere, sul posto di lavoro all’educazione scolastica. E noi siamo d’accordo, anche se l’italiano (secondo me) un po’ storce il naso. Non sono d’accordo con me i maestri dell’Accademia della Crusca che hanno accettato la desinenza femminile anche per i nomi tradizionalmente maschili. Ed è proprio lì che sta il problema, nella tradizione. Per cui, forse, il nostro orecchio avrà solo bisogno di abituarsi a queste “a” messe un po’ qua e un po’ là.

Saranno felici i docenti, oh pardon, i e le docenti. Almeno non sarà necessario mettere quell’asterisco tanto odioso, non so se l’avete mai visto, tipo “Car*” per evitare di esprimere il genere. Ecco, lì, forse, Dante avrebbe qualcosa da ridire.

#FacceCaso

Di Benedetta Erasmo

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