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Tutto quello che devi sapere sulla Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”

Tutto quello che devi sapere sulla Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”

I due ex allievi Federico Fasolato e Francesco Grasso Leanza, oggi ci racconteranno la loro personale esperienza presso la Scuola Navale Militare "Fra

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Mazzette all’università di Genova

I due ex allievi Federico Fasolato e Francesco Grasso Leanza, oggi ci racconteranno la loro personale esperienza presso la Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”. #FacceCaso.

Nel 1997 è stata istituita la Scuola Navale Militare Morosini. Dall’Anno Scolastico 2001/2002, con il nuovo Ordinamento Istituzionale, gli allievi che la frequentano assumono lo status di militare. 

Il Morosini è una scuola di istruzione di secondo grado dove si svolgono gli ultimi tre anni del liceo scientifico e classico tradizionale. 

L’obiettivo di questo istituto, è quello di fornire una formazione pre-universitaria di eccellenza e di suscitare nei giovani interesse alla vita sul mare.

Al termine del percorso di studi, i frequentatori non dovranno necessariamente arruolarsi nelle Forze Armate, ma avranno la possibilità di trovare impiego nel mondo civile, spesso e volentieri con sbocchi professionali di prestigio. Quest’ultimo è il caso dei due ex allievi Federico Fasolato e Francesco Grasso Leanza, che oggi ci racconteranno la loro personale esperienza. 

  • Diciamo che non è da tutti fare una scelta del genere. Personalmente prima di incontrare te e i tuoi ex compagni di classe, non sapevo nemmeno esistesse la scuola militare. Tu come sei venuto a conoscenza del Morosini? Cosa spinge un ragazzo di appena 15 anni ad intraprendere questo percorso di studi? 

Federico: Sono venuto a conoscenza del collegio grazie al fatto che nel mio quartiere abitava un ex-allievo che ha frequentato il Morosini negli anni ’80, così mio padre, spinto dalla curiosità della sua scelta si è informato e me l’ha proposto. Ammetto che io non ho partecipato al concorso in maniera troppo convinta, anzi. La mia prospettiva era sempre, “beh provare non costa niente, quindi faccio il concorso e poi si vedrà”. Fortunatamente poi il concorso l’ho passato davvero e ho deciso di mettermi in gioco in questo nuovo ambiente.
Le principali ragioni che mi hanno spinto a fare questa scelta sono senz’altro legate all’alta reputazione che il Morosini ha. È comunque considerata una scuola di “elite”, quindi sicuramente l’ambizione di farne parte è stata decisiva. Anche perché prima di entrare io non conoscevo assolutamente nulla della parte militare della scuola.

Francesco: Lo fece mio padre nel 73’ e quando toccò a me, ne parlammo insieme e mi consigliò vivamente l’esperienza dei tre anni a Venezia, fortunatamente mi sono lasciato trascinare dall’idea che mi fece vivere tre anni a dir poco fantastici ed originali.

  • Capisco che raccontare la tua esperienza personale in poche righe è piuttosto complicato, ma proviamoci lo stesso. Parlami un po’ del Morosini. Qual è la differenza con la scuola tradizionale?

Federico:Il Morosini è una bolla chiusa, mi spiego meglio: è una piccola società rappresentata da 150 allievi, 50 per corso. È una scuola dove per ottenere devi dare, mettendoci impegno, sacrificio. È questo il più grande insegnamento che anche tutte le scuole tradizionali dovrebbero trasmettere, l’essere umili lavorando per gli altri e non solamente per stessi.

Secondo me le differenze con la scuola tradizionale sono principalmente due: si è lontani da casa e si vive sotto disciplina militare. Non esistono scelte personali, si pensa sempre al bene di gruppo e ci si identifica come gruppo e non come singoli. Essere lontani da casa così in giovane età è sicuramente una sfida importante, si è obbligati a maturare più in fretta perché si è immersi in molte più difficoltà che nella vita “normale”. E sono proprie queste difficoltà che permettono di stringere dei legami intensissimi con i propri compagni di corso con i quali si vive ogni singola gioia e tristezza. Per me il Morosini è stata una scelta un po’ casuale che però ora rifarei mille e mille volte.

Francesco: Si abbastanza complicato spiegare tre anni di vita in una scuola militare in poche righe, ad ogni modo direi che non ha nulla a che fare con una scuola tradizionale, lì dopo le 5 ore di scuola si andava a mensa con i propri compagni di classe, si faceva sport con loro, si studiava con loro, dormivi con loro. Nessuno penso possa dire di aver vissuto da solo quei tre anni, si ragionava insieme, si viveva insieme, si gioiva e si soffriva insieme. Abbiamo viaggiato tanto, abbiamo vissuto sul Vespucci per un mese, abbiamo marciato a Roma, abbiamo indossato una divisa con le stellette, abbiamo sciato (fa strano pensarlo ma provenendo da background diversi c’era anche chi non aveva mai visto la neve prima) le esperienze che abbiamo avuto la fortuna di vivere sono state uniche e nessuna altra scuola ti permette di farle. I ragazzi con cui ho condiviso tutto questo vengono dalla Sicilia, dalla Puglia, dal Lazio, dalle Marche, dal Veneto, da tutta Italia, nulla a che fare con una classe di una qualunque altra scuola.

  • Sicuramente trascorrendo tanto tempo a contatto con i tuoi compagni di corso, oltre che compagni di classe sono diventati soprattutto compagni di vita. Quanto è importante il supporto degli amici in un percorso di questo tipo?

Federico: È indispensabile, gli amici rappresentano tutto cio su cui può contare, sono la tua famiglia. È incredibile vedere come le amicizie e legami creati in quella scuola si perpetuino anche ora, oramai a 9 anni di distanza. La mentalità che ci unisce è la stessa, i valori sono comuni. Sono amicizie davvero speciali e rappresentano il più grande tesoro che mi sono portato via da quella scuola.

Francesco: VITALE. Come ho detto sopra si viveva sempre insieme. In generale quando le cose vanno bene non ci si accorge di quanto importanti siano le persone che ci stanno vicine, ma quando sei lontano da casa e magari le cose non vanno proprio come ti eri immaginato e non puoi contare su nessuno di familiare, le persone che hai accanto diventano la tua famiglia, diventano dei fratelli.

  • Quali sono i benefici e gli svantaggi di fare la scuola militare? Lo consiglieresti a tutti? Come ti sei trovato all’Università? Perché hai deciso di non proseguire con la vita militare?

Federico: Sicuramente, non appena arrivato all’università, un po’ di smarrimento c’è stato. Abituati a non scegliere nemmeno i vestiti da mettere ogni giorno, godere della libertà universitaria è stato come rituffarsi nel mondo che avevamo lasciato a sedici anni. Ma ciò che abbiamo imparato al Morosini, tra cui il senso del lavoro e la volontà di dare sempre il massimo, sono stati valori chiave per la riuscita all’università. Sotto questo punto di vista mi sono sentito un po’ più pronto rispetto ai miei coetanei che magari per la prima volta uscivano di casa e dovevano affrontare difficoltà che io e i miei compagni avevamo incontrato tempo prima. La scelta di non proseguire la carriera militare è stata più che altro personale, non penso che la vita militare fosse la vita ideale per me. Nonostante sia stata un’esperienza idimenticabile, la libertà di cui si può godere nel mondo civile, è per me impareggiabile.

Francesco: Uno dei vantaggi principali della scuola è che si esce di casa in giovane età immettendosi in un contesto che non pone limiti alle scelte future, finiti i tre anni, infatti, non ho per nulla sentito la necessità/bisogno di tornare in Sicilia (mia terra madre) e sono stato molto libero di scegliere dove avrei passato i seguenti anni della mia vita. Gli svantaggi ovviamente sono legati all’altra faccia della medaglia, infatti lasciare casa alla fine del secondo anno di superiori non è proprio semplice, ci sono gli amici e la famiglia che vengono lasciati indietro e, almeno nel mio caso, mantenere le amicizie siciliane non è stato per nulla facile, colpa anche il fatto che Natale, Pasqua ed estate a parte non tornavo mai in Sicilia. Nonostante ciò lo consiglierei comunque a tutti, sono stati tre anni eccezionali. Gli anni universitari sono stati, anche essi, fantastici, tornare alla vita in “borghese” non è stato per nulla un peso, anzi. La scelta di non proseguire con la vita militare è maturata nei tre anni di Morosini. Prima di iniziare l’avventura Veneziana ero molto convinto che avrei proseguito nelle forze armate, tuttavia questa è andata un po’ scemando negli anni al Morosini. La MIA esperienza, infatti, con ufficiali e sottoufficiali fra le mura rosso mattone non è stata sempre delle migliori, anzi. Questo ha fatto un po’ sbiadire l’idea che avrei voluto trascorrere la vita in divisa con tutto quello che comporta, infatti così non è stato.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani 

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