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In viaggio con AIESEC: l’Albania raccontata da una studentessa

In viaggio con AIESEC: l’Albania raccontata da una studentessa

Sono tantissimi gli studenti che scelgono di partire. Cambiare aria. Cambiare prospettiva. Cambiare. Leggiamo le storie dei ragazzi di AIESEC Italia:

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Sono tantissimi gli studenti che scelgono di partire. Cambiare aria. Cambiare prospettiva. Cambiare. Leggiamo le storie dei ragazzi di AIESEC Italia: oggi abbiamo quella di Nadia, #FacceCaso!

Cosa fai quando ti ritrovi a un punto morto della tua vita? La cambi.
Sono Nadia, studentessa a Venezia di 19 anni, e voglio raccontarti della svolta che mi ha portato la mia esperienza di volontariato con AIESEC. All’inizio ero un po’ scettica: è veramente una cosa così stravolgente come la descrivono tutti? La risposta è sì, me ne sono accorta già pochi giorni dopo aver messo piede a Tirana all’inizio di gennaio.

Sono partita non sapendo niente dell’Albania, solo con tanti stereotipi alle spalle, ma in sei settimane ho potuto imparare più di quanto mi aspettassi, sia sul Paese stesso, sia per quanto riguarda l’Europa, sentendomi felice di poter condividere la mia opinione con persone di altre nazionalità durante lunghe discussioni davanti a un caffè (la bevanda preferita degli albanesi, apparentemente).

Ciò di cui vado più fiera è poter portare in Italia una visione diversa dell’Albania e dei suoi abitanti, spesso considerati molto negativamente dagli italiani, quando invece sono persone gentili e pronte all’aiuto, costretti ad andarsene dalla loro patria per trovare migliori condizioni di vita. Un esempio è quello della famiglia dov’ero ospitata, il cui padre vive e lavora in Grecia per poter offrire un futuro alle sei figlie.

L’Albania mi ha insegnato ad apprezzare veramente le piccole cose, ho finalmente capito che non è necessario essere ricchi per essere felici; era un piacere vedere la famiglia riunita, di sera, a cantare e ballare musiche tradizionali, o il loro orgoglio nel mostrarmi il pane fatto in casa. Ancora di più ho imparato dai bambini nel centro dove lavoravo: è un posto dove ragazzi dai 6 ai 18 anni possono sfuggire per qualche ora alla loro vita fatta di assoluta povertà e spesso genitori poco presenti, ma nonostante la loro situazione tutti erano costantemente felici e amichevoli.

Il mio compito principale era quello di insegnare inglese e organizzare attività ricreative, ma ciò che veramente mi fa sentire fiera di essere partita è che i volontari internazionali come me sono l’unica finestra sul mondo che questi bambini hanno. È fondamentale per loro imparare a conoscere realtà diverse, per renderli consapevoli che esiste “qualcosa” al di fuori delle loro case, qualcosa di raggiungibile se lo vogliono.

Ogni volta che dimostravano curiosità verso la mia cultura o quella dell’altra volontaria, turca, che lavorava con me, mi sentivo estremamente soddisfatta: senza la mia presenza lì avrebbero conosciuto un pezzo di mondo in meno, e chi vuole fermarsi con un puzzle incompleto?

Partire con AIESEC per me è stato un concentrato di occasioni per imparare nuove competenze pratiche, scoprire i miei punti di forza, lavorare sulle mie debolezze, mettermi alla prova ogni giorno; ancora, è stato un viaggio alla scoperta degli altri e in contemporanea di me stessa. Posso dire, a esperienza conclusa, di essere molto più consapevole di chi sono, di come funziona il mondo e di come posso migliorarlo. Sei settimane non sembrano tanto tempo, ma sono abbastanza per cambiarti la vita.
Se anche te vuoi investire su di te e sul tuo futuro facendo volontariato all’estero, candidati per un progetto sul sito di AIESEC!

#FacceCaso

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