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Protagonisti attoniti: ecco cosa ne pensano i giovany dello stop da Coronavirus

Protagonisti attoniti: ecco cosa ne pensano i giovany dello stop da Coronavirus

L'emergenza Coronavirus ha reso necessaria la decisione di sospendere le attività di scuole e università. Come l'hanno presa i protagonisti? Alla fin

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L’emergenza Coronavirus ha reso necessaria la decisione di sospendere le attività di scuole e università. Come l’hanno presa i protagonisti?

Alla fine è successo. L’emergenza Coronavirus è esplosa come una bomba. E nella deflagrazione è inevitabilmente rimasto coinvolto l’intero sistema di istruzione italiano. Le disposizioni straordinarie da parte del governo sono arrivate ieri sera, ma, a distanza di una notte, non sembra esserci ancora chiarezza sul da farsi. Almeno secondo le voci dei protagonisti.

Intanto un punto va precisato subito: la scuola non è chiusa. Ai sensi del DPCM 1 marzo 2020, è la didattica ad essere stata sospesa. Il che fa tutta la differenza del mondo. In particolare per professori e alunni. Ma anche per i funzionari strumentali, segretari, bidelli e tutti coloro che lavorano quotidianamente negli istituti. Gli edifici sono infatti aperti e agibili. Solo i ragazzi, quindi, sono costretti a stare a casa, perché gli insegnanti non tengono le consuete le lezioni. Le attività burocratiche, per esempio, sono invece tecnicamente possibili, stando a quanto previsto dalla norma. Quindi, i giovany, restano protagonisti attoniti.

Parlano i diretti interessati

Le testimonianze dei diretti interessati, però, parlano di comunicazioni ufficiali, benché anticipate da numerose indiscrezioni, niente affatto puntuali e precise. E anche pianificare per i prossimi dieci giorni come portare avanti il da farsi non è così facile.

Una docente di sostegno di una scuola dei Castelli Romani (che ci ha chiesto l’anonimato per motivi di privacy) ci ha raccontato che questa mattina, al telefono con i colleghi, regnava la confusione. Non si sa bene ancora come comportarsi: “Nei prossimi giorni – ha detto – da noi si sarebbero dovuti tenere i consigli di classe, ma molti sostengono che questi non possano o non debbano essere svolti. Mancano poi, in molti casi, i mezzi necessari per mettere in pratica l’ipotesi di fare lezioni da remoto“.

Qualcuno prova a svoltare

Tra le iniziative per proseguire la didattica, infatti, c’è quella, già praticata in alcune aree, soprattutto nella così detta “zona rossa”, di fare lezioni video con gli scolari. Idea interessante, ma complessa su larga scala, come fa notare un’altra professoressa (anche lei ci ha chiesto di restare anonima per motivi di privacy), che insegna Inglese al Liceo Vittorio Gassman a Roma. La quale si interroga anche su un altro aspetto: “Servirebbe sul serio?“. Se non si potesse fare lezione per oltre un mese, sottolinea nelle sue parole, allora il problema sarebbe ben diverso. Non è però il caso di tutte le scuole d’Italia. La questione potrebbe porsi nelle aree già da molti giorni in quarantena. Per gli altri protagonisti il provvedimento durerà fino al 15 marzo. Che, considerando i sabati e le domeniche, significa perdere 7-8 giorni al massimo.

Giusto pensare all’eventualità che l’emergenza duri più a lungo, ma per ora, compiti e spiegazioni inviati anche solo via mail sembrano, a suo dire, più che sufficienti per tenere in esercizio i ragazzi. Senza dimenticare che, per raggiungere la fatidica soglia minima dei 200 giorni di lezione non sarebbe così drammatico allungare un pochino il calendario a giugno o, al limite, rosicchiare qualcosa durante le vacanze di Pasqua. Di fatto, comunque, studenti ed insegnanti restano protagonisti di una triste vicenda…

In ogni caso, sul web sono numerosi i tutorial per i docenti e i portali dedicati agli approfondimenti, per dare consigli e aiuto su come organizzare il lavoro in una simile situazione straordinaria.

Vacanze forzate e conseguenze

Se dal lato della cattedra i temi sono principalmente sul piano tecnico e pratico, dal punto di vista di chi dovrebbe stare tra i banchi, le reazioni sono state ben diverse. Inutile girarci intorno. Le vacanze forzate, infondo, non sembrano una conseguenza così drammatica per questa epidemia.

Anche loro hanno ricevuto la notizia ieri sera e, per ora, restano in attesa di capire come evolverà la situazione. Nel frattempo, più o meno tutti si godono un po’ di riposo extra, pur tenendo presente le rispettive condizioni relative ai compiti, ai recuperi e alle interrogazioni. Per quelli di quinta, poi, c’è la spada di Damocle dell’esame di maturità.

Luciano, 17 anni, è al 4° anno all’istituto tecnico Sandro Pertini di Genzano (Rm). Per ora ha ricevuto solo una comunicazione da parte della sua professoressa di Italiano. Presto lui e i suoi compagni di classe avranno indicazioni su una lezione via web da svolgere nei prossimi giorni. La sua preoccupazione più grande però è quella relativa ai compiti di recupero, che erano in programma proprio in questo periodo e che ora slitteranno.

C’è chi ha la Maturità…

Giorgio, 18 anni, tra pochi mesi dovrà invece sostenere l’esame di stato. Frequenta il Liceo Scientifico Statale Talete, a Roma. Ha confessato che dopo un primo momento di felicità, sia lui, sia i suoi compagni hanno realizzato che questo stop proprio non ci voleva. “Comunque ci tocca studiare – ha detto – In qualche modo, crediamo, ci faranno recuperare levandoci giorni di vacanza a Pasqua o allungandoci a giugno. Con i professori siamo in contatto tramite Whatsapp e ci dicono cosa fare. Però, in vista dell’esame tra nemmeno tre mesi, la situazione è difficile. Non manca chi continua a essere felice perché gli basta studiare un minimo e si accontenta. E per chi è rimasto indietro con lo studio è un’occasione per recuperare. Ma sappiamo tutti che appena rientreremo i prof ci massacreranno con compiti e interrogazioni. Quello che avremmo iniziato a fare a fine aprile, lo faremo con un mese di anticipo”.

Gli fa eco una compagna di classe. “L’istinto è di esultare per dieci giorni di vacanza insperati. Ma purtroppo in generale alla nostra età non siamo così lungimiranti. Soprattutto adesso non riusciamo a capire la gravità della situazione. Ci porteremo difficoltà più avanti. Potremmo risentirne a maggio e a giugno“.

Nella stessa scuola, ma in una classe diversa c’è anche Alessio. Pure lui maturando a giugno. Quando hanno avuto la notizia, ci ha detto, si è diffuso un certo scetticismo sulla questione. Secondo alcuni di loro il provvedimento è addirittura eccessivo. “Col programma noi siamo abbastanza avanti, fortunatamente. Quindi il problema della maturità non dico che è finito in secondo piano, ma quasi. Forse non faremo la gita dei cento giorni e quasi sicuramente salterà anche il viaggio di istruzione a Berlino. Quindi non siamo contenti affatto. Sfrutteremo questo riposo obbligato per ripassare. Ancora non abbiamo indicazioni dai professori. Staremo a vedere“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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