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Test di Medicina: è positiva al Covid, bloccata, non c’è modo di rifarlo. Ricorso al Tar?

Test di Medicina: è positiva al Covid, bloccata, non c’è modo di rifarlo. Ricorso al Tar?

Qualche giorno fa, come ogni anno, è andato in scena il Test di Medicina. Alessandra, positiva al Coronavirus, è obbligata a restare a casa. Per molt

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Qualche giorno fa, come ogni anno, è andato in scena il Test di Medicina. Alessandra, positiva al Coronavirus, è obbligata a restare a casa.

Per molti è un sogno Medicina. Per altri una vocazione. Per troppi, forse, una meta irraggiungibile. Diventare medico vuol dire affrontare 6 anni di università e un pacco di esami. Imparare cosa significa il sacrificio, imparare a vedere gli altri uscire la sera.

C’è qualcuno, però, che spalanca gli occhi al solo sentire queste difficoltà; brama la possibilità di cimentarsi con una sfida tanto imponente. Ma si scontra con la realtà: per entrare a Medicina bisogna passare il test. Non tutti ce la fanno. A volte per “causa” loro, a volte perché ci si mette di mezzo la vita.
Come nel caso di Alessandra, ragazza di Matera di diciannove anni, che non ha potuto prendere parte al test avendo scoperto di essere positiva al Covid il 27 agosto.

La frustrazione di non poterci neanche provare

Speravo di fare il medico e sono stata fermata proprio dalla pandemia”, raccontava qualche giorno fa a Repubblica. “Una beffa”.

Alessandra ha scoperto di essere contagiata “a fine agosto. Mio fratello è tornato da una vacanza in Puglia e ha iniziato a sentirsi poco bene. è corso a fare il tampone ed è risultato positivo. A quel punto tutta la famiglia si è messa in isolamento e ha fatto il tampone: i miei genitori stanno bene mentre io sono risultata positiva”.

La giovane, che si dice “molto amareggiata”, ha poi rivolto la sua frustrazione verso l’Università, rea a suo dire di averla abbandonata: “Capisco che esistano imprevisti o situazioni che impediscano ogni anno ad alcuni studenti di fare il test, ma qui ci troviamo in una condizione eccezionale nota però da febbraio. Bastava pensare prima a una soluzione”.

In fondo al tunnel, la flebile speranza della giustizia, che veste i panni del Tar: “faremo (noi e altri ragazzi n.d.r.) ricorso al Tar. Ci è negato il diritto allo studio, non abbiamo il diritto di accedere a un concorso pubblico che determina il nostro futuro, non è giusto esserne esclusi”.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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