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L’ Indie è davvero morto? Ecco a voi una classifica dei 5 migliori album con etichetta indipendente post 2000

L’ Indie è davvero morto? Ecco a voi una classifica dei 5 migliori album con etichetta indipendente post 2000

Tra il boom della musica indipendente e la sfiducia dei fan storici del genere, questa settimana siamo andati a rispolverare alcuni dei migliori album

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Tra il boom della musica indipendente e la sfiducia dei fan storici del genere, questa settimana siamo andati a rispolverare alcuni dei migliori album indie degli ultimi 20 anni.

Negli ultimi anni, la realtà della musica Indie, si sta affermando al punto tale da essere stato definito da alcuni “il nuovo pop”. I fan storici del genere non sembrano tuttavia accettare la cosa di buon grado… sempre più spesso sentiamo pronunciare frasi come “L’indie è morto” o “l’artista X si è venduto”.
L’approdo sulla scena mainstream della musica indipendente causerà davvero conseguenze catastrofiche per il genere?
Non sapendo dare una risposta soddisfacente a riguardo, la redazione di FacceCaso, questa settimana si limiterà a stilare una classifica con i 5 migliori album indie degli ultimi 20 anni:

5) Brunori Sas – A casa tutto bene (2017)

Il quinto posto della nostra classifica è preso da un album che deve ancora finire lo svezzamento! L’ultimo disco di Brunori Sas difatti, è probabilmente da considerare uno dei capolavori della sua carriera.
Sebbene “A casa tutto bene” non risulti semplice e diretto come “Brunori Sas Vol.1”, presenta molti punti di forza, che gli permettono un confronto alla pari con quest’ultimo. Primo fra tutti è la musicalità nel complesso. Per il suo ultimo progetto difatti, il cantautore calabrese ha seguito la scia del precedente album dando il giusto valore alla componente sonora, e non limitandosi solo alla qualità dei testi. Anche questi ultimi tuttavia non peccano minimimante, il suo stile “profondo ma con leggerezza” è da svariati anni simbolo dei suoi lavori. Inutile lodare ancora il progetto, gli svariati premi della critica ottenuti dal singolo “La verità” parlano più di mille parole…

Brani consigliati dell’album : “La verità”,”Canzone contro la paura”,”Colpo di pistola”

4) Nobraino – L’ultimo dei Nobraino (2014)

Probabilmente una delle band più particolari della scena indie, musicalmente parlando lo stile dei Nobraino è definito Folk Rock. Il già particolare sound, è abbinato a testi per lo più umoristici e alla voce di Lorenzo Kruger che ricorda quasi un ilare De Andrè. Il risultato del matching è più che meritevole e per quanto energici e leggeri, i brani dei nobraino non risultano mai banali o poveri di contenuti. Pezzi del disco che meritano un analisi più approfondita sono “Michè”, che può essere considerata come un’estensione della “Ballata di Michè” di Fabrizio de Andrè e “Jacques Pervert”, titolo derivante dall’anagramma del nome del grande poeta francese Jacques Prevert, quasi come a rappresentare una idea alternativa di amore.

Brani consigliati dell’album : “Bigamionista”,”Lo Scrittore”,”Endorfine”

3) Afterhours – Ballate per piccole iene (2005)

Parlando di musica indie non potevano mancare gli Afterhours, la storica band di Manuel Agnelli difatti, è un simbolo della scena indipendente italiana da circa 30 anni. Sebbene il disco scelto per rappresentarli non sia tra i più apprezzati dai fan storici della band, “Ballate per piccole iene” contiene alcuni dei brani più famosi degli Afterhours. Motivo del successo dell’album difatti è che, sebbene il sound risulti più lento e cupo rispetto ai canoni della band. Nel complesso è più diretto confrontandolo con gli altri album che prediligono il rock sperimentale. Proprio per questo “Ballate per piccole iene” risulta l’album ideale, soprattutto per coloro che non conoscono lo stile degli Afterhours. Nonostante le tematiche trattate siano estremamente malinconiche (proseguendo sulla scia del precedente “Quello che non c’è”), l’album nel complesso risulta scorrevole e piacevole già al primo ascolto. Piccola curiosità sul disco è che ha ben 4 cover differenti, in ciascuna di esse sono rappresentati membri della band in intimità con le loro corrispettive mogli/compagne, ovviamente, su scelta di Manuel Agnelli, le foto sono tuttavia state oscurate.

Brani consigliati dell’album : “Ballata per la mia piccola iena”,”Ci sono molti modi”,”La vedova bianca”

2) Giorgio Canali e Rossofuoco – Giorgio Canali e Rossofuoco (2004)

Essendo l’indie il regno dei dischi autoprodotti, il secondo posto della nostra classifica è preso da uno dei più grandi produttori italiani. Giorgio Canali difatti, essendo un ingegnere del suono, ha dato il via alla sua carriera lavorando come tecnico del suono per gruppi del calibro dei PFM e dei Liftiba.
Solo dopo aver collaborato come chitarrista con i “CCCP” ha intrapreso la carriera solista accompagnato dai Rossofuoco, in questo stesso periodo ha avviato le sue attività di produzioni discografiche. L’album presentato in particolare è il secondo in studio con i Rossofuoco. Eccellente come sonorità, cosa alquanto aspettata dopo le esperienze sopra citate; critico e aggressivo sui testi, in coerenza con lo stile da lui già dimostrato nei suoi due precedenti lavori da solista. Tracce su cui soffermarsi a parlare sono “Rime con niente”, dedicata al cantautore francese Bertrand Cantat, e i due brani con cui si chiude il disco, ovvero “Questa è una canzone d’amore” e “Questa no”. Le ultime due citate in particolare, dal titolo ingannevole, fanno esattamente l’opposto di ciò che affermano rivelandosi, la prima una canzone di critica al mondo moderno e la seconda una ballata romantica, seppur romantica nello stile di Canali.

Brani consigliati dell’album : “Mostri sotto il letto”,”Questa è una canzone d’amore”,”Questa no”

1) Il Teatro degli Orrori – A sangue freddo (2009)

Il primo posto della nostra classifica va alla band di Pierpaolo Capovilla, in particolare al secondo album del Teatro degli orrori. Dopo il disco d’esordio “Dell’impero delle tenebre”, capolavoro ma senza dubbio ancora immaturo rispetto allo stile della band, il Teatro ha saputo mantenere il suo stile sfoderando un sound molto più elaborato, grazie anche all’utilizzo dei sintetizzatori. Album perfetto sotto ogni punto di vista, aggressivo ma elaborato nel sonoro, testi per nulla banali e dalle tematiche variopinte, non per niente, Rolling Stones Italia ha posto “A sangue freddo” trentesimo nella classifica dei 100 album rock italiani più belli di sempre. Il tutto è accompagnato dall’immensa teatralità di Pierpaolo Capovilla, caratteristica peculiare del cantautore che l’ha portato nel corso degli anni a collaborare con Caparezza, Marina Rei e i Tiromancino. Osserviamo che la traccia omonima dell’album, è dedicata al poeta Nigeriano Ken Saro-Wiwa, mentre “Majakovskij” contiene una rilettura della poesia “All’amato se stesso di Vladimir Vladimirovic Majakovskij”.

Brani consigliati dell’album : “A sangue freddo”,”Direzioni diverse”,”È colpa mia”

#FacceCaso

Di Paolo Marcoccia

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