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Gonna a scuola: quando la stoffa della libertà è questione di centimetri…

Gonna a scuola: quando la stoffa della libertà è questione di centimetri…

Come all’interno di una grande sartoria, ancora oggi le donne sono costrette a prendere le misure alla gonna, alle camicie e alle situazioni sociali:

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Come all’interno di una grande sartoria, ancora oggi le donne sono costrette a prendere le misure alla gonna, alle camicie e alle situazioni sociali: da Parigi a Roma, vediamo cosa si cela dietro a un abbigliamento imposto dalle consuetudini sociali.

Dai muri di scuola alle bacheche di tutti i social network. Negli ultimi giorni si riaccende la protesta delle donne che semplicemente vestono una gonna, facendo discutere molto e spaccando in due l’opinione pubblica. Ma oggi, all’interno di una società d’immagine governata prevalentemente da dittature estetiche, è ancora vero che “l’abito fa il monaco”?

Sfortunatamente, sì. L’esempio calzante è quella scollatura parigina “troppo profonda”, diventata ostacolo per una ragazza che, al museo d’Orsay, si è dovuta riadattare al contesto perché “le regole sono regole”. Lei ha risolto indossando una giacca e alla fine della visita, invece di acquistare il solito souvenir, regala la sua disavventura direttamente su Twitter. È così che la giovane decide di raccontare tutto in nome di una “discriminazione di genere che esiste ancora ogni giorno per le donne” ma, nonostante le scuse arrivate dalla casa dell’impressionismo francese, è troppo tardi per fermare l’acceso dibattito che ha preso vita nella maison de la liberté di un tempo.

Da noi, come abbiamo visto, i banchi di scuola romani risultano il set perfetto per il rimprovero nei confronti di una gonna troppo corta, ma le studentesse non ci stanno e reagiscono urlando un potente #StopAllaViolenzaDiGenere con la speranza di ottenere grandi risvolti anche solo con un piccolo gesto.
Così, sulla scia del clamore di questi eventi, è palpabile la fatica della lotta al sessismo, oltretutto di bassa lega, ma un dubbio sorge spontaneo: il dress code sovrasta la sfera del contenuto di espressione?

Probabilmente ci auguriamo tutti che lo scorrere del tempo incrementi le possibilità di potersi avvolgere in una, sempre più grande, elasticità mentale. Certo, non è facile, perché bisogna fare i conti con varie scuole di pensiero che propongono soluzioni altrettanto differenti negli ambienti più disparati. Ma è anche giusto ricordare che la verità sta nel mezzo, tant’è che la regola dovrebbe collocarsi tra la sottile linea del buon gusto e l’adattamento all’ambiente, annullando qualsiasi differenza di genere. Sempre sperando di non imbatterci nelle frequenti estremizzazioni, il male dei mali, perché non c’è niente di peggio che avere a che fare con regole rigide dettate da rigide imposizioni di contesto. Centimetro più, centimetro meno…

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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