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Il linguaggio degli occhi al tempo delle mascherine anti-Covid

Il linguaggio degli occhi al tempo delle mascherine anti-Covid

È già da un po' di tempo, e chissà ancora per quanto, che la mascherina si è resa elemento indispensabile nelle nostre vite. Per questo i nostri codic

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È già da un po’ di tempo, e chissà ancora per quanto, che la mascherina si è resa elemento indispensabile nelle nostre vite. Per questo i nostri codici di comunicazione sono stati costretti a cambiare veste. Ma è realmente possibile parlare con gli occhi?

Centimetri di stoffa con i quali bisogna vivere e con-vivere e che condizionano inevitabilmente la nostra esteriorità. Prima era sufficiente una singola espressione per capire gli eventuali stati d’animo: un sorriso, una smorfia, un broncio… Era tutto così decodificabile e immediato, senza troppe domande. Oggi però la qualità del dialogo risulta un po’ più complicata, ma non per questo meno efficace, perché gli occhi sono lo specchio dell’anima e, come afferma Jim Morrison, “da sempre, negli occhi, si cela la parte più profonda di noi”: quindi, seguiamo il buon e vecchio Jim e immergiamoci nei meandri di questa nuova comunicazione.

Entriamo nel merito della relazione degli sguardi come primo strumento di comunicazione, tra occhiali appannati e iniziative di crowfunding nelle mask trasparenti. Indipendentemente dal tipo di mascherina e nonostante la superficie ridotta, alcuni indizi non verbali si rendono ugualmente riconoscibili.

Da oggi in poi la nostra società, da sempre basata sulla comunicazione diretta, sarà obbligata ad accogliere questi cambiamenti e, con lei, muterà anche il nostro modo di stare al mondo: così siamo costretti a osservare con meno superficialità gli altri e tutto ciò che ci circonda.

Inoltre, sono tantissime le sfumature che lo sguardo offre. Lungi da me passare per una hater contro le creme antirughe ma, (care donne) le nostre odiatissime rughette, in realtà, permettono di identificare al meglio alcuni sentimenti. Tipo? Il disprezzo e la stessa incomprensione. Lo sguardo in basso, invece, è indice di timidezza, nel vuoto è segno di sforzo mnemonico e ansia. E non scordiamoci le sopracciglia: in alto indicano lo stupore, curvate in basso la tristezza. E la felicità? Beh, in che altro modo si potrebbe comunicare se non con gli occhi?

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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