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Ghosting: la sparizione a lungo termine come fenomeno generazionale

Ghosting: la sparizione a lungo termine come fenomeno generazionale

Sembrerebbe il titolo di un film post-apocalittico, invece il ghosting è uno dei fenomeni più diffusi nell'era degli smartphone, soprattutto tra i gio

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Sembrerebbe il titolo di un film post-apocalittico, invece il ghosting è uno dei fenomeni più diffusi nell’era degli smartphone, soprattutto tra i giovani…

La tattica inter-personale basata sulla sparizione fulminea di un individuo viene chiamata ghosting, e i due ruoli che predominano sono: il ghoster (colui che sparisce) e il ghosted (la vittima).

In tutti questi neologismi di origine inglese, si tende ad individuare nel carnefice un atteggiamento passivo-aggressivo e, nella vittima, una reazione di frustrazione psicologica; si può, inoltre, cominciare a parlare di questo fenomeno quando la sparizione avviene per un periodo medio/lungo, con un minimo di 30 giorni.

In parole povere, se almeno una volta una persona vi ha esclusi dalla propria vita in modo improvviso, evitando un confronto, potete affermare di esser stati vittima di “ghosting”, e questo si potrebbe verificare in qualsiasi tipologia di relazione, da un collega ad un amico, da un partner a un’ex e così via…

Eppure, bisogna distinguere tra due tipologie di ghosting: la prima riguarda una sparizione totale, una sorta di blocco vero e proprio, escludendo il ghosted dalla vita dell’individuo, mentre la seconda tipologia risulta un po’ più subdola, e basata sul tanto temuto visualizzato senza risposta.

Il ghoster, inoltre, può avere ulteriori atteggiamenti considerati ancora più subdoli, come lo zombing (quando riappare dopo tanto tempo di ghosting), oppure l’orbiting (ovvero una continua interazione su altre piattaforme social, senza che vi sia un confronto diretto).

Il tutto si potrebbe considerare anche come una “sorta di scappatoia” dall’impegno emotivo, dato probabilmente da una rielaborazione del concetto di relazione, se vogliamo, disfunzionale, sia come una tecnica di controllo, data dal sentirsi continuamente desiderati dall’altro (dal ghosted).

In realtà, si può parlare anche di ghosting positivo, tipico nelle relazioni appena terminate, che consiste nell’esternazione del desiderio di una pausa, da parte di uno dei due partner (quindi il ghoster), mentre il ghosted si limiterebbe all’invio di messaggi motivazionali, pochi e sporadici, nel tentativo di mantenere un certo rapporto di stima reciproca, lasciando che vi sia un’elaborazione più rilassata della rottura.

Se, invece, i messaggi risultassero insistenti, l’energia positiva scambiata risulterebbe proprio tossica e vana.

Per cui, la valutazione del ghosting dipende strettamente dalla situazione in cui ci si trova, se ghoster o ghosted… Ma, ad esempio, alla fine di una relazione tossica, può risultare un buon metodo per uscirne, mentre dal nulla, in una sana relazione civile, il rifiuto di comunicazione con l’altro, risulterebbe solo immaturo e frustrante.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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