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DPCM vs UNO, quando la differenza è sul… Cambio colore!

DPCM vs UNO, quando la differenza è sul… Cambio colore!

Se quando senti questa frase ormai non sei più sicuro se stai ascoltando il TG o se è il tuo turno ad UNO, non ti preoccupare, sei in ottima compagnia

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Se quando senti questa frase ormai non sei più sicuro se stai ascoltando il TG o se è il tuo turno ad UNO, non ti preoccupare, sei in ottima compagnia. Per fare chiarezza vediamo di seguito alcuni punti salienti del DPCM del 2 marzo.

Nei mesi passati siamo stati testimoni di tantissimi cambiamenti, sia a livello istituzionale che regolamentare. L’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (sì, il DPCM) del governo Conte risale al 16 gennaio 2021 ma neanche un mese a Palazzo Chigi, e Mario Draghi ce ne regala uno nuovo: quanta premura!

Una delle principali novità è l’aggiunta del bianco a rosso, arancione e giallo, come colore possibile delle regioni1. Per adesso solo la Sardegna si vede garantiti privilegi quali ristoranti aperti a cena e coprifuoco spostato alle 23:30. Anche se rimangono comunque proibiti gli assembramenti, e obbligatori i dispositivi di protezione personale.

L’altra importante notizia è che cinema e teatri possono riaprire a partire dal 27 marzo. Se però vi state già immaginando a limonare nelle ultime file al cinema, frenatevi che Draghi vi mette i bastoni tra le ruote siccome ha previsto l’obbligo di strette misure di sicurezza.

Una curva dei contagi minacciosa e sempre più regioni che si scuriscono ci portano al tasto dolente delle lezioni in presenza. Diciamocelo, dopo un anno di DAD, anche il banco davanti alla cattedra non sembra più così malvagio. Se da un lato vediamo che i focolai scolastici corrispondono a un 2% di tutti quelli nazionali, dall’altro dobbiamo far presente che il numero di minorenni infetti è salito continuamente dall’apertura delle scuole.

La decisione su se e cosa chiudere è perciò strettamente politica dal momento che le ricerche e i dati che abbiamo per ora sono insufficienti a giustificare completamente una manovra dal punto di vista scientifico. A tal proposito, il DPCM valido fino al 6 aprile lascia ad ogni ateneo la libertà di scelta sulle modalità di fruizione delle proprie lezioni, almeno fino a quando si tratta di zone gialle e arancioni.

In sostanza le cose non sono cambiate radicalmente da gennaio a questa parte, soprattutto per gli universitari che trovano poco spazio persino nel testo ufficiale del Decreto. Sperando di non dover seguire le lezioni dal letto in pigiama ancora per molto, incrociamo le dita e aspettiamo i vaccini.

#FacceCaso

Di Lucia Lazzarini

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