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Scuola, scoppia un caso a Bologna. Colpa di…Bello Figo Gu

Scuola, scoppia un caso a Bologna. Colpa di…Bello Figo Gu

Il trapper ghanese Bello Figo Gu è stato suo malgrado protagonista di una lezione a distanza molto discussa a Bologna. Ecco perché. Ricordate quando

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Il trapper ghanese Bello Figo Gu è stato suo malgrado protagonista di una lezione a distanza molto discussa a Bologna. Ecco perché.

Ricordate quando vi parlammo di quell’istituto fiorentino nel quale si era deciso di arricchire a suon di musica tutti gli intervalli? Ecco, nel bolognese qualcuno sembrerebbe aver preso troppo sul serio quella bellissima idea, tanto da decidere di musicare anche le proprie lezioni. E nel farlo non ha scelto un’artista qualunque, bensì uno dei più controversi della scena trap italiana: Bello Figo Gu.

A proporre i brani del ghanese in Dad è stata un’insegnante dell’istituto “Aldrovandi Rubbiani” di Bologna, che per questa sua iniziativa è finita nel mirino di alcuni genitori.

Questi ultimi si sono risentiti per delle frasi misogine contenute in una delle canzoni di Bello Figo e uno di loro ha persino inoltrato una protesta ufficiale alla scuola. Eppure, le intenzioni della docente erano assolutamente onorevoli. Il suo scopo originario era infatti quello di coinvolgere i suoi alunni in una riflessione sul razzismo e l’immigrazione partendo da qualcosa che per loro è “familiare”.

Poi, come spesso accade in questi casi, la situazione è sfuggita un po’ di mano, ma, se non altro, lei ha avuto il coraggio di osare, di provare a fare lezione in modo diverso dal solito. E per coloro che sono rimasti shockati dalle frasi misogine di Bello Figo Gu, ho una “chicca” da raccontarvi.

Tre anni fa, all’università, la mia insegnante di sociologia, per parlare della violenza sulle donne, ci fece ascoltare “Gonfio Così” di Fabri Fibra. Lì per lì la mia reazione fu di totale sconcerto, ma poi, col passare dei minuti, ebbi la sensazione che l’utilizzo di quel brano fosse assolutamente coerente.

Questo perché spesso il modo migliore per spiegare un concetto è partire da un esempio negativo e dibatterlo. È questo che probabilmente cercava di fare la prof di Bologna ed è questo che di sicuro non hanno capito i genitori. Genitori che tra l’altro quella canzone non avrebbero dovuto nemmeno ascoltarla.

Sì, perché una lezione a distanza è comunque una lezione, a tutti gli effetti. E personalmente credo che nessun genitore si sia mai permesso di origliare una lezione in presenza da fuori la porta. Poi ci dite sempre che la didattica tradizionale è ormai superata, ma se dopo qualcuno prova a far qualcosa di diverso e i risultati son questi allora diteci, cos’è che volete? Forse non lo sapete neanche voi.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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