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Proteste universitarie causa Proctoring e nel mirino torna subito la Digital Privacy

Proteste universitarie causa Proctoring e nel mirino torna subito la Digital Privacy

L’ipotetico consenso del Proctoring, il "software antifrode", suscita le prime reazioni nell’Ateneo di Torino che rifiutano il controllo artificiale e

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L’ipotetico consenso del Proctoring, il “software antifrode”, suscita le prime reazioni nell’Ateneo di Torino che rifiutano il controllo artificiale e non.

No al Proctoring”, questa è la concausa scatenante dell’ultima protesta universitaria avvenuta a Torino contro il regolamento della modalità degli esami online.

È un’opposizione esplicitata dal simbolico gesto in cui gli studenti, con i loro rappresentanti, hanno deciso di incatenarsi all’Università di Torino in nome di una libertà secondo loro oppressa.

La misura del Proctoring è “classista – così viene definita dai contestatori e riportata dall’Ansa – perché rischia di inficiare materialmente il diritto allo studio”.

Di cosa si tratta?

L’Online Proctored Exam è la suddetta modalità di esame caratterizzata dalla supervisione di un esaminatore definito “Proctor”. Con integrità e serietà, il ruolo di questa nuova figura serve a controllare lo svolgimento dell’esame e del suo processo attraverso gli Organismi di Certificazione (OdC) presi in adozione dal circuito universitario.

Per questo è stata regolamentata una struttura, la PeopleCert, con lo scopo di curare la certificazione dell’esame online a livello mondiale in collaborazione con enti governativi. E il confine tra controllo e privacy si assottiglia, facendo emergere inevitabili reazioni sul monitoraggio “proibito”.

Ma i dubbi sul “software-spia” riecheggiano anche nei pensieri degli stessi professori: il sistema d’intelligenza artificiale per il riconoscimento d’identità e di videocontrollo rischia di sfociare in una scomoda invadenza personale.

Sì, perché il programma non si limita a segnalare qualsiasi dialogo “extra-ordinario” da parte dello studente, ma inizia a (video)sorvegliare tutto ciò che avviene nel computer del candidato esaminato durante la prova.

A latere di questa disputa, il rettore dell’Ateneo Stefano Genua ha deciso di valutare il nuovo approccio informatico e di tirare le somme di questa sperimentazione ponendosi come deadline il 12 aprile.

Un disagio non indifferente che oltrepassa il combattuto concetto di privacy per ottenere rassicurazioni in nome di una onestà accademica: a volte è sufficiente chiudere un occhio, vero o artificiale che sia!

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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