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In Danimarca studiare paga… proprio letteralmente giovany

In Danimarca studiare paga… proprio letteralmente giovany

Essere un universitario in Italia oggi è un incubo per il portafogli di mamma e papà, soprattutto se pensiamo ai fuori-sede. Eppure la musica non è la

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Essere un universitario in Italia oggi è un incubo per il portafogli di mamma e papà, soprattutto se pensiamo ai fuori-sede. Eppure la musica non è la stessa in Danimarca, dove anziché pagare per studiare, è pagato per studiare.

Si sa che studiare costa, tempo e denaro. Tante famiglie non si possono permettere retta universitaria e affitto, quindi alcuni ragazzi sono costretti non solo a fare i pendolari, ma anche a lavorare per far tornare i conti. Questa situazione porta, oltre all’allargamento della forbice sociale, alla limitazione delle esperienze di vita che un ragazzo può fare. Sebbene l’Italia non sia famosa per gli investimenti nei suoi giovani, laureati o meno che siano, esistono esempi di stati virtuosi.Tra questi vi è la Danimarca.

Infatti, un ragazzo danese non solo non deve sborsare per la retta dell’università, ma viene addirittura pagato per studiare. Grazie allo Stipendio di Stato per gli Universitari (SU – Statens Uddannelsesstøtte)1, un ragazzo percepisce dai 125 agli 850 euro mensili solo perché segue un corso universitario. La quantità di denaro varia dal costo della vita della città in cui si studia (uno nella capitale percepirà di più di uno in provincia), alla formula abitativa. I ragazzi che studiano mentre sono a casa dei genitori percepiscono meno sussidi di tutti.

I più critici sminuiranno le misure danesi come misero assistenzialismo di stato, però non è come sembra. Tutti questi sussidi pesano all’erario l’1% del PIL del paese, che però vede una percentuale di laureati altissima (circa 50% contro il 25% scarso italiano). Il diritto allo studio viene così tutelato per tutti, senza distinzioni di famiglia o reddito. Un esempio illustre di personalità che sono riuscite ad ottenere un’istruzione prestigiosa è proprio il rettore dell’Università di Copenaghen, Henrik Wegener, che ammette apertamente come la sua famiglia non si sarebbe potuta permettere la retta universitaria se non fosse stato per il SU.

Per concludere non posso far altro che pensare a casa. Essere uno studente in Italia non è solo costoso, ma anche senza garanzie. Il nostro mercato del lavoro non ha la capacità di assorbire tutti i giovani cervelli formati dal mondo accademico e noi giovani ci troviamo spesso a essere sottopagati se non addirittura sfruttati. Sarà forse ora di mettere il naso fuori casa e copiare cosa fanno gli altri?

#FacceCaso

Di Lucia Lazzarini

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