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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Cardo

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Cardo

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Cardo a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Quanti te

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Cardo a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Quanti te ne fai”.

Cardo è l’irriverenza al potere, e per quanto possa essere facile oggi (se non quasi “scontato”) giudicare un libro dalla copertina, il suo ultimo singolo sfida l’opinione pubblica (e anche quella privata) ad andare oltre i propri abusati luoghi comuni, in un momento storico in cui la retorica sembra farla da padrone. “Quanti te ne fai”, e già il titolo farà inorridire i più inclini alle “frasi fatte” e ai processi sommari: per evitare ogni tipo di misunderstanding abbiamo fatto qualche domanda a quel romanticone di Cardo, un po’ per proteggerlo da chi, oggi, è impegnato tutti i giorni nella “caccia alle streghe” di turno, un po’ perché la sua opinione ci interessa eccome.

Ciao Cardo, e benvenuto su FacceCaso. Dicci la prima cosa a cui fai caso quando incontri una persona che non conosci.
Non saprei, forse il naso (ahah) … iniziamo bene!

Hai alle spalle una storia lunga, con un’importante militanza ne I Botanici. Sei “Cardo” da sempre o ad un certo punto hai ricevuto qualche stana folgorazione sulla via di Damasco?
Sono Cardo dal 2018. In quell’anno ad ottobre in una camera di un albergo in Scozia scrivevo le mie canzoni. Il mio nome deriva anche da lì perché il cardo è anche il simbolo della Scozia.

Il tuo primo EP, “Un amaro grazie”, raccolse il plauso e l’interesse di pubblico e critica. Poi, la tua svolta “rurale”: un’etichetta emergente – ma con le idee chiare – per assicurarti un’indipendenza completa, a livello musicale come intellettuale. Cosa significa, per te, essere “indie” oggi?
Credo che non tutti siano in grado o abbiano voglia di accogliere e prendersi la responsabilità di pubblicare brani irriverenti e sfrontati come “Quanti te ne fai” ma io sono questo, sincero, reale, senza filtri e indipendente. Essere indipendente significa prodursi buona parte tutto da solo, pensare all’immagine e soprattutto avere molta più libertà sulla tua musica. Ti permette di essere anche folle. Se voglio fare una canzone dal titolo “Quanti te ne fai” o “Se insisti te lo do” non devo chiedere il permesso a nessuno.

Anche se il tuo genere, come più volte hai specificato, lo definisci “Cult Pop”. Ci dai una definizione da Treccani di “cult pop”?
Cult pop: corrente musicale derivata dall’indie, con riferimenti all’immaginario dei film e delle serie tv cult tra gli anni 80 e 90. L’appellativo pop deriva dallo slancio che il genere ha verso la musica e la cultura pop intesa come popolare. Fondatore dello stile cult pop in Italia è Cardo, con la sua musica per la prima volta si è parlato di questa corrente musicale che unisce estetica cult a testi spesso irriverenti e sfrontati. Vi è piaciuta come definizione? Troppo autoreferenziale?

“Quanti te ne fai” percorre il sentiero tracciato fin qui da titoli spesso fortemente evocativi. Da “Presto lo vedrai” a “Se insisti te lo do”: quanto è importante il titolo di un brano? C’è chi dice che sceglierlo sia di gran lunga il momento più complesso della scrittura di una canzone.
Moltissimo, a volte parto dal titolo che già da solo deve evocarmi un viaggio e poi nasce il resto della canzone. Sicuramente deve essere uno slogan, deve darti già qualcosa. Ma poi, è il testo del brano a contestualizzarlo; giudicare un brano dal titolo è come stabilire se un libro vale o meno la pena della lettura guardando solo la copertina.

L’amore che racconti è spesso deluso e tormentato, ma invece che piangerci sopra tu preferisci stigmatizzare il tutto con l’arma dell’ironia. Dacci un consiglio, salutandoci, su come affrontare le pene amorose. In pieno stile Cardo!
Non serve stare troppo a soffrire e perdere l’occasione di fare qualcosa di buono. Per questo occorre trovare subito un modo per liberarsi da uno stato emotivo negativo. Ci sono cose ben più importanti di un amore perduto e forse diamo troppa importanza alle storie d’amore. Certo hanno contribuito ad essere quello che siamo ma una volta finita ricordiamoci che c’è anche altro e che la vita è la cosa più preziosa. Io ci faccio dell’ironia, a volte malinconica, a volte irriverente, è il mio modo per esorcizzare tutto ciò. Il consiglio che posso dare è innanzitutto concentrarsi sulle proprie cose e sulle altre persone importanti della nostra vita.

#FacceCaso

Di Giorgia Groccia

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