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Giovani e Protezione Civile: quattro chiacchiere con Gabriele Pizzi

Giovani e Protezione Civile: quattro chiacchiere con Gabriele Pizzi

Cosa spinge un ragazzo della nostra età ad intraprendere questa missione? Ce lo spiega direttamente Gabriele Pizzi. #FacceCaso. L’università mi ha da

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Cosa spinge un ragazzo della nostra età ad intraprendere questa missione? Ce lo spiega direttamente Gabriele Pizzi. #FacceCaso.

L’università mi ha dato l’opportunità di incontrare tante persone, alcune più speciali di altre. Gabriele l’ho conosciuto dopo un esame, al centro del corridoio, vicino ai bagni. Ho iniziato a parlare io, come sempre, per ingannare l’attesa. Da lì non ci siamo più separati. Oltre ad essere un grande amico, Gabriele è un volontario della Protezione Civile. Cosa spinge un ragazzo della nostra età ad intraprendere questa missione? Ce lo spiega direttamente Gabriele Pizzi. #FacceCaso.

  • Cos’è per te la Protezione Civile? Come ti sei avvicinato a questo mondo?

La Protezione Civile per me è una vocazione, qualcosa che ti viene dal cuore, una missione che contribuisce ad aiutare chi è meno fortunato di te, a fare del bene, a lasciare il segno nella vita delle persone. Sono un volontario tesserato con l’A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) da quando ho compiuto la maggiore età, ma partecipo attivamente alle iniziative del gruppo del mio paese da quando ero piccolo. Devo dire grazie ad Antonio Ciallella, presidente dell’associazione ed ex Coordinatore Sezionale, che si è preso la responsabilità di introdurmi prematuramente  in questo settore. 

  • Quali esperienze hai avuto modo di fare con la Protezione Civile?

Tutto ha avuto inizio con il progetto “Anch’io sono la Protezione Civile” organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale in collaborazione con le associazioni di volontariato. Ho aiutato i volontari dell’associazione in cui ero tesserato nella gestione del camposcuola stando a contato con circa 60 ragazzi che avevano dai 10 ai 13 anni. È stato bello. 

Nello stesso anno, 2012, c’è stato il catastrofico terremoto in Emilia-Romagna. Sono stato impegnato con la missione “Sisma Emilia” con il campo Abruzzo presso Cavezzo, nel modenese. Avevo solo 14 anni. Questa è sicuramente stata l’esperienza che mi ha segnato di più. Ricordo le macerie, la disperazione nel volto dei bambini, padri di famiglia senza una casa, che avevano perso tutto. Nel mio piccolo ho cercato di fornire il mio contributo, anche solo con un sorriso. In cuor mio ho vissuto la tragedia come se mi avesse colpito direttamente, come se al posto loro ci fossi stato io, però il mio ruolo era quello di rassicurare le persone, di mostrarmi forte, di trasmettere sicurezza, ed è quello che ho provato a fare. Quando la sera mi infilavo nel sacco a pelo non riuscivo a smettere di pensare alla tragedia che stava vivendo quella gente, di quanto le loro vite sarebbero cambiate per sempre, di quanto questa esperienza avrebbe cambiato anche la mia. Ho trovato il coraggio di reagire negli occhi delle persone che non hanno mai perso la speranza e davanti al sisma si sono rimboccate le maniche. Io ero lì per aiutarli, ma i veri eroi erano loro. 

All’età di 16 anni ho conseguito il I livello A.I.B. (Antincendio boschivo) che mi ha permesso di partecipare alle attività di avvistamento incendi della mia regione. A 18 anni ho ottenuto l’abilitazione a stare sul fronte fuoco. Grazie a questo corso sono entrato in contatto con realtà diverse dalla mia che adottavano altre tecniche di spegnimento, basate sulla movimentazione dell’acqua in quota. Da diversi anni, dopo aver preso il II livello A.I.B. ho avuto esperienze anche al di fuori dei confini regionali, per esempio la missione A.I.B. in Puglia. Di recente ho collaborato anche agli eventi sismici che dal 2016 interessano il Centro Italia.

 

 

  • Nonostante la tua giovane età oltre ad essere un volontario della Protezione Civile, sei anche uno studente di Ingegneria. Come riesci a conciliare i tuoi impegni con l’associazione e l’università?

Come ho detto per me l’attività di volontariato è una missione. Si tratta di un impegno a tempo pieno che spesso mi porta a fare rinunce e sacrifici. Delle volte trascuro la famiglia, la mia ragazza, gli amici, me stesso ma per un obiettivo nobile che mi rende felice. Sono iscritto al terzo anno di Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile, una facoltà tutt’altro che facile. Portare avanti con serietà entrambi gli impegni è complicato ma non impossibile. La soluzione è il compromesso. 

  • Qual è il tuo ruolo all’interno della Protezione Civile? Come riesci a sfruttare al meglio le competenze acquisite durante il tuo percorso di studi?

All’interno dell’associazione mi occupo prevalentemente di logistica, anche se sono specializzato nell’antincendio boschivo. Durante il corso A.I.B. di II livello si è presentata la necessità di ottimizzare i tempi d’intervento. In questa occasione sono entrato in contatto con il DOS (Direttore Operazioni Spegnimento) Armando Pasetti che ha suscitato in me un forte interesse per il mondo dell’idraulica. Con le competenze che ho acquisito a scuola (ho frequentato l’Istituto Tecnico Industriale) sono riuscito a tradurre in linguaggio multimediale lo schema cartaceo che adottavano le squadre antincendio per progettare le condotte. La mia App si chiama Fire Pumper Questions ed è disponibile sul Play Store di Google. La mia idea mi ha permesso di vincere il concorso nazionale “Tecnicamente” e di prendere parte alla “Settimana del Coding” insieme ad altre eccellenze europee. 

Il corso di Meccanica dei fluidi all’università, mi ha aperto la mente per nuove idee nel campo dell’idraulica. Vorrei avere modo di sfruttare ciò che studio per migliorare le tecniche di spegnimento sugli incendi boschivi, ma sono ancora “giovane” e mi trovo a lottare con persone più grandi di me che hanno un’impostazione eccessivamente tradizionalista. Non tutti sono disposti ad ampliare la propria cultura in questo campo che a mio avviso è in continua evoluzione. Noi giovani rappresentiamo il futuro. Spesso e volentieri i più anziani dovrebbero prestarci maggiore ascolto. Esperienza ed innovazione vanno di pari passo. 

 

 

  • Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile è sicuramente un percorso di studi che sceglierebbero in pochi. Cosa vuoi fare da grande? Quali sono i tuoi obiettivi lavorativi futuri?

Per me la Protezioni Civile rappresenta professionalità. Dalle attività di volontariato al lavoro vero e proprio sono necessarie delle competenze e dei requisiti che non tutti hanno. Questo tipo di attività coinvolge altre persone. Si hanno degli obblighi e delle responsabilità che non possono essere trascurati. 

Personalmente ho scelto Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile perché il mio sogno è quello di diventare Funzionario dei Vigili del Fuoco. Il mio corso di laurea collabora direttamente con il Corpo Nazionale ed è l’unico percorso di studi in tutta Italia che fornisce questo tipo di competenze. La mia ambizione è quella di coordinare gli interventi sulle emergenze. 

Sono disposto a condividere la mia conoscenza specifica con tutti. Formare volontari consapevoli è importante. Sono profondamente convinto del fatto che non si finisce mai di imparare. Questo è solo l’inizio, il resto verrà stando sul campo. 

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani 

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