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Parliamo di droga. Ultima puntata: i funghi allucinogeni

Parliamo di droga. Ultima puntata: i funghi allucinogeni

Ultimo appuntamento con la rubrica estiva di #FacceCaso, "Parliamo di droga". Concludiamo il nostro viaggio con i funghi allucinogeni. L'estate sta v

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Ultimo appuntamento con la rubrica estiva di #FacceCaso, “Parliamo di droga“. Concludiamo il nostro viaggio con i funghi allucinogeni.

L’estate sta volgendo al termine. E così anche la nostra rubrica estiva “Parliamo di droga“. C’è giusto il tempo di congedarci con un ultimo tema un poi sui generis rispetto a quelli trattati finora. Oggi affrontiamo gli effetti dei funghi allucinogeni. La scorsa volta lo avevamo annunciato come argomento a sorpresa, perché rispetto a quanto raccontato nelle scorse puntate, a ben vedere, non si tratta di una sostanza paragonabile ad altre già viste.

Esistono in natura tantissime specie di funghi. Come Cappuccetto Rosso insegna, ce ne sono alcuni buoni da mangiare e altri no, perché potenzialmente pericolosi. O addirittura letali. In linea di massima quelli con effetti psichedelici sono considerati non commestibili, perché non se ne fa un uso culinario, e in diverse parti del mondo, secondo la legge, sono equiparati alla droga.

L’utilizzo di questi miceti (dal greco mykes) dagli effetti psicoattivi è comunque diffuso e documentato nella storia dell’uomo sin dall’età della pietra. Nelle società tribali hanno tutt’oggi funzioni mistico-religiose. A volte anche terapeutiche. Tanto che in Canada, di recente, è stata introdotta la possibilità di somministrarli come farmaci palliativi per i malati terminali.

Tutto questo ampio preambolo sottolinea la peculiarità dell’oggetto in questione, rispetto ad altre sostanze psicotrope. Non si tratta dunque di composti sintetici, né di prodotti di particolari processi di lavorazione o raffinazione. Sono organismi appartenenti ad un regno biologico ben preciso, lo stesso dei lieviti e delle muffe.

Effetti

Gli effetti dell’ingestione dipendono da quale tipo di fungo si tratta. Quelli che normalmente non si servono a tavola, in generale, provocano disturbi gastrointestinali. Nei casi più gravi possono anche compromettere gli organi interni. Dipende dalla quantità di tossine presenti in quella particolare specie.

L’induzione di allucinazioni è legata alla psilocibina, che non tutti hanno. La formula chimica è molto simile a quella dell’LSD, con la quale, infatti, condivide diverse conseguenze. Si percepiscono più vividamente i colori e si nota una sorta di scia che segue il movimento degli oggetti circostanti, con conseguente alterazione ipnotica. Successivamente possono subentrare vertigini, diarrea e vomito. Sintomi potenzialmente fastidiosi, ma di durata limitata rispetto alle sensazioni psichedeliche soggettive che ciascuno può provare e che variano, come detto, da fungo a fungo.

Per quanto riguarda i danni permanenti, si tratta di un tema ancora dibattuto in ambito scientifico. Uno studio della National Academy of Science del 2012 sembra dimostrare che non ce ne siano, almeno nel breve termine.

 #FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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