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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di TIGRI

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di TIGRI

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è TIGRI a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Geisha”.

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è TIGRI a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Geisha”.

Esce mercoledì 31 marzo 2021 Geisha, il nuovo singolo di TIGRI, progetto indie-pop di Milano. Un nuovo capitolo che segue il precedente singolo Damasco, e ci avvicina alla pubblicazione di un album di debutto. Un’introduzione ad un mondo dove convivono folk, soul e R’n’B, flussi di coscienza e ritornelli melodici diretti, ingredienti diversi, a volte in contrasto, come in una relazione. La Geisha è infatti è una figura salvifica in grado di assorbire la depressione del Samurai e tollerare quello che il Samurai non riesce. Il brano esplora così, con un dualismo di generi e ruoli, il tema del supporto reciproco che si stabilisce nelle relazioni, dove a volte siamo Samurai, altre volte Geishe.

TIGRI è proprio questo: unire da una parte la tradizione della canzone italiana d’autore e dall’altra parte un eclettismo di suoni e arrangiamenti di generi diversi tra loro. I testi nascono invece da esperienze personali, filtrate da uno stile in bilico tra la metafora barocca e la descrizione cruda di eventi e situazioni.

Ne abbiamo parlato con lui.

Quali sono le difficoltà più grandi che si incontrano in una relazione?
Ciao! La cosa più difficile secondo me è instaurare un dialogo vero. Sapersi togliere la corazza, mettere a nudo i propri punti deboli, quelli che ci fanno più male. Per farlo ci vuole alchimia ma più che altro molto tempo, ti direi anni, e poi maturità. Io ad esempio non sono mai stato molto maturo, solo ora comincio a capire come girano le cose per me stesso. E poi un dialogo vero anche rispetto alle cose che non ci piacciono dell’altro, che è la cosa più difficile da fare perché il rischio di essere oppressivi/dominatori è dietro l’angolo.

Cosa rappresenta la figura della “geisha” nel tuo pezzo?
La geisha di cui parlo è il/la partner con la quale si crea una relazione sana. Ho scelto la geisha perché nell’immaginario comune rappresenta la donna sottomessa: qui al contrario è lei l’elemento forte, che sostiene le difficoltà che l’altro non riesce a gestire. In un mondo in cui le relazioni di coppia sono dominate da uomini con attitudini super macho e tossiche, giocare con le figure della geisha e del samurai mi sembrava un modo adeguato per sottolineare che questi atteggiamenti possono essere superati.

Pensi che nella musica italiana ci sia un problema di “mascolinità tossica”?
Penso che ci sia un problema così come c’è a qualsiasi livello culturale della nostra società. Oggi più che mai la musica tende a rappresentare quello che c’è già e difficilmente si prende il coraggio di “guidare” le persone verso nuovi modi di vedere le cose, con il risultato che nella maggior parte dei casi l’argomento è ignorato. Alcuni generi musicali poi utilizzano di proposito il linguaggio macho proprio perché i loro fan ci si riconoscono, proprio perché è ciò che si respira in giro.

Ci racconti la storia del ragazzino che cantava cover heavy metal a Tigri che pubblica Geisha?
Se vuoi parto da prima! Ho cominciato a suonare la chitarra a 10 anni, e ti dirò in realtà ascoltavo solo punk-rock. Arrivato al liceo un po’ per caso e un po’ per ribellione ho deciso di dedicarmi all’heavy metal, e mi ci sono messo davvero di impegno perché ho avuto un progetto musicale che mi ha impegnato tanto per un paio d’anni. Poi iniziata l’università mi ero un po’ stufato di questa cosa della ribellione e ho cominciato ad ascoltare un po’ tutto, a suonare diversamente e a scrivere in italiano. Pensa che il testo di Geisha ha avuto origine proprio in quel periodo, una decina di anni fa! Ho avuto un’altra band per 3-4 anni finché mi sono rotto di vivere a Novara e mi sono trasferito a Roma per 3 anni. Poi di nuovo su a Milano, e ora dopo 10 anni sto raccogliendo i pezzi e trasformandoli in canzoni per TIGRI.

Che differenze ci sono, musicalmente parlando, tra Roma e Milano?
La differenza principale secondo me è l’approccio alla tradizione. Nella musica degli artisti milanesi senti un’esterofilia potentissima, non sentiresti mai riferimenti a Nanni Svampa o Giorgio Gaber e se ci sono è per dare una nota di colore folklorista. Invece tutta la musica che arriva da Roma a me ricorda le persone che vivono a Roma, già solo perché la parlata romana è sdoganata nel cantato, e poi perché c’è un culto del passato più forte, una conoscenza e “venerazione” di ciò che c’era prima (che poi è la base della romanità tout court, secondo me). Ti faccio un esempio: molti giovani romani conoscono bene Venditti, quanti giovani milanesi conoscono bene Jannacci?

Questo è un portale dedicato agli studenti, quindi non possiamo non chiederti qualcosa riguardo il tuo percorso scolastico.
Direi che è stato confuso e disomogeneo! Ho una maturità classica, una laurea in psicologia e una laurea in musica. Ho faticato a trovare un percorso che mi convincesse, ho sempre avuto mille insoddisfazioni ma ho sempre portato a termine tutto. Non dirò che studiare è importante per il lavoro, direi piuttosto che è importante per se stessi, per mantenersi ispirati e scoprire che forse ci piacciono (o non ci piacciono) cose nuove. Per dirti io ora lavoro nel marketing digitale!

#FacceCaso

Di Giorgia Groccia

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