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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo disco dei Rosso Marte

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo disco dei Rosso Marte

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Rosso Marte a passare dalla nostra redazione per parlare del nuovo singolo. Già ant

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Rosso Marte a passare dalla nostra redazione per parlare del nuovo singolo.

Già anticipato dai singoli “Godi e persevera” e “Abbandonati alle cose”, esce la sera di sabato 22 ottobre 2022, il primo disco dei Rosso Marte, un EP dal titolo “Ciao Freud”. Il titolo descrive in maniera ironica il distacco dalla psicanalisi classica, perdendosi nei meandri del subconscio umano, vissuto con un viaggio sonoro che prende di petto l’ignoto, affrontandolo e uscendone a testa alta nella maniera più autentica e genuina possibile. “Ciao Freud” contiene cinque inediti registrati a fine marzo dello stesso anno presso il Crinale Lab, uno studio/laboratorio immerso nella natura romagnola che rispecchia l’anima analogica di questo primo lavoro. Luogo fortemente voluto dal duo romano, per l’approccio, l’etica e la gestione, al di fuori del caos cittadino, dove il processo creativo si evolve naturalmente scandito dall’alba e dal tramonto, dai pranzi e dalle cene in comunità con la squadra del crinale, dove si crea subito un’atmosfera familiare.

Impossibile resistere: abbiamo cominciato col chieder loro qualcosa in più sul loro percorso scolastico, e il resto è venuto di conseguenza.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che chiedervi qualcosa sul vostro percorso scolastico. Com’è andata?
Ciao e grazie per l’intervista!
Claudio: un disastro! Per me non è stato un periodo felice, non conservo un buon ricordo di nessun periodo scolastico, scelte sbagliate all’università, professori che non mi hanno affatto aiutato. A ripensarci ora, penso che è stata un’immensa perdita di tempo, la scuola è inadeguata ai tempi che viviamo, i programmi scolastici sono retrogradi, tutta la mia formazione è stata personale, a parte alcuni rari casi di cui ricordo ottimi insegnanti, come storia dell’arte alle superiori. Poi da adulto, a circa 30 anni, ho intrapreso un percorso che avevo lasciato anni prima e mi sono laureato in musica, studiando appassionatamente. Non mi pento di non averlo fatto prima, a vent’anni non avevo la testa per studiare, avevo scoperto il rock ’n roll, le prime band e i primi tour mi avevano completamente rapito. Credo che ognuno abbia i suoi tempi. Quello che è importante, da giovani o da vecchi è studiare, sempre studiare, prima di aprire bocca.

Luca: Sicuramente è stato un percorso travagliato. Non ero stimolato, ne dall’ambiente scolastico, vecchio ed anacronistico, ne dal corpo docenti. Le uniche materie nelle quali andavo bene erano quelle che mi piacevano davvero, che approfondivo da solo. Tutto quello che sono ora non penso di doverlo alla scuola, ancora mi ricordo i vari maestri di vita che ho incontrato durante il mio percorso formativo che mi dicevano quanto avrei rimpianto lo studio una volta cominciato a lavorare. Non rimpiango affatto un luogo dove ci si basa su numeri, dove se prendi un voto alto sei bravo, altrimenti sei un fannullone. Non penso stimoli la curiosità nei ragazzi. Credo che le più grandi intuizioni ed invenzioni della storia vengono dalla curiosità.

E con lo studio della musica invece, che tipo di rapporto avete? Si può fare musica anche senza studiarla?
Claudio: ognuno ha il suo personale approccio, si può fare da autodidatti se si ha la propensione e la determinazione, oppure frequentando scuole, in ogni caso senza uno studio approfondito non si va molto lontano. Io vengo da una formazione classica e in seguito ho completato gli studi in musica moderna. Credo che lo studio sia la base, ma bisogna anche vivere il garage e la strada, le jam session, in generale, suonare con altre persone. Senza queste esperienze si formano dei musicisti virtuosi, ma limitati; spesso, se a un musicista classico si toglie lo spartito si irrigidisce, viceversa chi non ha una preparazione jazz o classica approfondita, raramente sviluppa una spiccata fantasia nella composizione, proprio per la mancanza di conoscenza di armonia e di contrappunto. Se non sai leggere uno spartito in campo musicale, non dico che è quasi come parlare senza saper leggere, ma manca una parte fondamentale per apprendere appieno cos’è la musica. Bisogna comunque studiare armonia, contrappunto, composizione, altrimenti ti muovi in vicoli molto limitati.

Luca: Abbiamo tantissimi esempi di giganti della musica che non sanno leggere uno spartito, quindi decisamente sì, puoi fare musica senza studiarla. Io ho fatto praticamente tutto da autodidatta, ma andando avanti con gli anni ho sentito la necessità di approfondire le basi, non solo del mio strumento che è la batteria, ma imparando a suonare strumenti completamente diversi, come la chitarra o il pianoforte. Penso che lo “studio” della musica includa studiare gli altri strumenti, uscire dalla propria zona di comfort, tutto questo ti completa come musicista. Studiare altri musicisti, altri modi di pensare e approcciare alla musica. Ammetto che all’inizio non avevo voglia di studiare, volevo solo suonare e divertirmi, ed è assolutamente normale. Credo che sia un processo abbastanza naturale che non vada interrotto con un’imposizione dello studio classico.

Siete sempre stati d’accordo su tutto? Siete mai arrivati ad un qualche compromesso in questo disco di debutto?
Non siamo sempre d’accordo però riusciamo a venirne a capo senza arrivare alle mani! Scherzi a parte riusciamo a farci ragionare a vicenda. Non ci vengono in mente compromessi specifici ma su ogni idea che tiriamo fuori non c’è rivalità, e ci mettiamo sempre in discussione. Ci ragioniamo insieme e troviamo la soluzione più consona, cerchiamo di essere lungimiranti e pensare sempre alla band come obbiettivo più importante, non a far prevalere le singole idee.

Come sono andate le vostre esperienze dal vivo finora? Siete in due anche sul palco?
Finora siamo stati sempre in due, alla White Stripes, alla Royal Blood. Ci è piaciuto molto riuscire a tirar fuori un suono potente e grintoso senza nessun aiuto. Ultimamente abbiamo cominciato a collaborare con una violinista/cantante, Antonella Silletti e sembra proprio quello che mancava ai brani, c’è un’ottima sinergia, in generale, siamo molto predisposti a cambiare e sperimentare nuove rotte.

Leggiamo che il master è stato affidato ad uno studio di Nashville. Come mai?
Abbiamo registrato il disco al Crinale Lab in Romagna e lo Yes Studio di Nashville collabora con loro da un po’ di tempo. Abbiamo ascoltato i loro lavori e ci sono piaciuti molto. Ci sembrava giusto completare l’opera con quell’impronta sonora così calda, coerente con tutto il lavoro di registrazione e missaggio.

#FacceCaso

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