Preside nega di andare alla conferenza a chi non ha acquistato il libro

Preside nega di andare alla conferenza a chi non ha acquistato il libro

È successo a Roma, dove un dirigente scolastico ha imposto agli studenti di comprare il libro per partecipare al dibattito con un esperto. Di Lorenzo

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È successo a Roma, dove un dirigente scolastico ha imposto agli studenti di comprare il libro per partecipare al dibattito con un esperto.

Di Lorenzo Santucci

La scuola pubblica è, come dice il nome stesso, un’istituzione che deve garantire il diritto allo studio in modo totalmente gratuito a ragazzi di tutte le classi sociali, in maniera tale che lo studente appartenente alla classe medio bassa può avere gli stessi strumenti per costruirsi il suo futuro di quello che, invece, vive in una condizione socioeconomica migliore. Teoricamente. Già perché non è sempre così, purtroppo: ad iniziare da quella tassa che chiedono ogni anno, il così detto contributo studentesco volontario obbligatorio (no, non è uno ossimoro, si chiama realmente così) e che puntualmente tende ad alzarsi. La scuola non ha soldi e quindi il peso ricade sulle famiglie. Così come accade nelle università, ci sono dei libri di professori o autori che vengono imposti da leggere.

Specifichiamo: da leggere, non da comprare. Caso piuttosto specifico è accaduto a Roma, all’Istituto d’istruzione superiore Leon Battista Alberti, dove si terrà una conferenza sull’utilizzo delle tecnologie, tenuto da Mario Tozzi, il quale ha anche scritto un libro sull’argomento. Un dibattito come tanti tra un esperto della materia e gli studenti. Ma non tutti possono partecipare. Infatti la preside dell’istituto, Carolina Guardiani, ha disposto una circolare dove alla conferenza possono assistere “solo ed esclusivamente” gli studenti che hanno acquistato il libro. Non chi lo avesse letto, ma acquistato. Tanto, sempre secondo la dirigente scolastica, “chi non ha 12 euro in tasca?”. Un fatto abbastanza insolito e quantomai classificatorio nei confronti dei ragazzi. La cultura, la voglia di leggere libri devono essere stimolate senza un ritorno economico. Se un ragazzo non può, o semplicemente non vuole comprare un libro, ma comunque riesce a leggerlo in altra maniera (tramite biblioteche od Internet, ad esempio) è libero di farlo: come vengono assimilati i concetti e le nozioni non dovrebbe essere di primaria importanza. Anche il geologo (il quale magari ha più interesse che il suo libro venga comprato) ha dichiarato che “di tutto questo non sapesse niente” e sostiene come nelle scuole non ci si vada per vendere libri, ma per creare dibattito.

La preside, continuando nella sua, permettetecelo, patetica giustificazione, ha sostenuto come all’interno dell’aula dove si terrà questo incontro ci sono solamente 70 posti (ricordiamo che ad acquistare il libro sono stati in 77) e che vuole insegnare ai ragazzi il valore dei libri. Infastiditi anche i genitori, che hanno ritenuto questo come un fatto grave, la preside è tornata un po’ sui suoi passi, invitando anche chi non ha comprato il libro seppur leggendolo, anche se i posti saranno finiti “ci stringeremo un po’”.

Di Lorenzo Santucci

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