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Studente vs banche: il Robin Hood moderno ai tempi del capitalismo

Studente vs banche: il Robin Hood moderno ai tempi del capitalismo

Cosa fare quando tutta l’ingenuità e i buoni propositi da giovane studente nella possibilità di un mondo migliore svaniscono, lasciando posto alla con

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Cosa fare quando tutta l’ingenuità e i buoni propositi da giovane studente nella possibilità di un mondo migliore svaniscono, lasciando posto alla consapevolezza e al cinismo? Rapinare una banca potrebbe essere un’idea.

Di Carolina Saputo

C’è sempre un momento nella vita di ognuno di noi in cui ci si rende conto del male radicato nella società, della corruzione e dell’ipocrisia in cui a guadagnarci è sempre la solita, piccola, casta, fino ad arrivare alla triste consapevolezza che non tutti possono essere salvati da questa spirale di sofferenze senza fine; cosa fare a questo punto? Le soluzioni non sembrano essere molte: costruirsi una impenetrabile corazza di cinismo oppure, “rubare ai ricchi per dare ai poveri”. Questa è la storia di Stephen Jackley, uno studente che pur di placare la propria sete di giustizia e di vendetta inizia a pianificare rapine a banche e società edili. Tutto ha inizio con l’acquisizione della consapevolezza sulle ingiustizie del mondo in un viaggio fatto prima di entrare all’università nel Sud-est asiatico, dove in lui si accende una scintilla che lo porterà ad un punto di non ritorno.

Jackley (c’è da sottolineare a questo punto la sindrome di Asperger e la sua ossessione maniacale per Robin Hood come simbolo di anticapitalismo) si iscrive poi a geografia presso l’Università di Worcester e lì inizia a pianificare i suoi colpi per beneficienza, i quali al culmine della sua carriera di ladro professionista lo spingeranno perfino a scrivere messaggi a un quotidiano locale firmandosi proprio “RH”. Peccato che l’inizio della fine sia dietro l’angolo: quando Jackley decide di partire per gli Stati Uniti per comprare una pistola da riportare clandestinamente, ma viene fermato ed arrestato dopo varie ricerche che portano all’identità nascosta del “Robin Hood armato”.

Questione di principio o “invasamento” da supereroi? Ecco fino a dove ci si può spingere nel perseguire, nel bene o nel male, i propri ideali.

Di Carolina Saputo

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