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Trenta euro per una valutazione: è meglio accettarli o rifiutarli?

Trenta euro per una valutazione: è meglio accettarli o rifiutarli?

L'Anvur retribuisce con trecento euro lordi i migliori professori della penisola, scelti dal Miur, che hanno il compito di analizzare e giudicare diec

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L’Anvur retribuisce con trecento euro lordi i migliori professori della penisola, scelti dal Miur, che hanno il compito di analizzare e giudicare dieci lavori effettuati dai loro colleghi. C’è chi non ci sta.

Di Lorenzo Santucci

Essere un professore è un mestiere tanto affascinante quanto difficoltoso. Una vocazione, permettetemi. Nella maggior parte dei casi non si fa per soldi, per vivere nel lusso, ma per piacere e per passione. Certo, se arrivano i soldi, ben venga. L’Agenzia nazionale di valutazione, meglio noto come Anvur, ha deciso di retribuire il lavoro che svolgono i migliori professori, scelti dal Miur, che giudicano l’operato dei loro colleghi. Bene, e quanto paga? Trecento euro, lordi. Una miseria. Certo, di questi tempi anche poche centinaia di euro sono comodi, ma un professore universitario non ha quasi sicuramente dei problemi economici che non gli permettano di rifiutare tale cifra. Perché, ripeto, fare il professore non dovrebbe essere un mestiere qualunque.

Ergo, o il lavoro che si fa viene retribuito in maniera seria e sensata oppure è più orgoglioso farlo senza essere pagati. La Vqr, ovvero la Valutazione della Qualità della Ricerca, introdotta negli anni duemila, è un qualcosa di molto delicato: vengono nominati, infatti, degli esperti in tutta Italia ripartiti per sedici aree disciplinari, che devono esaminare delle pubblicazioni di altri professori. Sia che sia un articolo, un saggio o un intero volume. Sempre la solita cifra vengono retribuiti: trenta euro, che moltiplicati per le dieci pubblicazioni che devono esaminare fanno trecento. Trecento euro per dedicare molto del proprio tempo e per dare un giudizio di grande importanza. Certo, lo si può fare in maniera superficiale, non entrando nel dettaglio e senza dare grande importanza all’operato di chi invece ha scritto quello che ha scritto con grande passione: allora in quel caso i trenta euro risulterebbero anche eccessivi.

E’ intervenuta sulla questione la professoressa di filosofia dell’Università di Genova, Nicla Vassallo: scelta anche lei dall’Anvur, ha deciso di rifiutare la nomina che la vedrebbe coinvolta insieme ad altri docenti per la nuova Vqr 201172014 (che ha conclusione a fine 2016). La motivazione è quella che ho provato a spiegarvi ma, pronunciata da un addetto ai lavori ha sicuramente più significato. Il messaggio che lascia la professoressa è molto chiaro: con una retribuzione del genere si lascia intuire che il lavoro della ricerca scientifica è marginale. Se uno si deve mettere a perdere molto tempo per soli trenta euro come pensate con lo faccia? Inoltre, la professoressa di filosofia lancia un appello: “Dovrebbero dirci che significato hanno quei trenta euro: se è il valore che si dà alla valutazione, allora è meglio lasciar perdere. Se è una retribuzione simbolica, sarebbe più sensato eliminarlo e destinarlo alle Università e, quindi, alla ricerca”.

Eh già, perchè per chi non lo avesse capito, fare il professore è una vocazione.

Di Lorenzo Santucci

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