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15 anni e la passione per i motori: Marco e la corsa al futuro

Due scuole superiori regionali non accettano l'iscrizione del ragazzo disabile e sordo. Di Giulia Pezzullo Vi ricordate quel momento in cui avete scel

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Due scuole superiori regionali non accettano l’iscrizione del ragazzo disabile e sordo.

Di Giulia Pezzullo

Vi ricordate quel momento in cui avete scelto la scuola superiore? Tutti a chiedersi come sarebbe stato stare dietro ai banchi di ‘quelli grandi’, a domandarsi se scegliere il liceo o l’istituto tecnico e a fare carte false per capitare nella stessa classe del migliore amico. Abbiamo scelto in base alle esperienze di fratelli maggiori, ai consigli di parenti o amici di famiglia, alla vicinanza a casa o semplicemente (anche se è il fattore principale) ai nostri gusti personali: andare in una scuola che piace frequentare, è il primo passo verso la serenità di uno studente. Anche Marco, 15enne di Milano, a gennaio aveva preso la sua decisione per le superiori: il corso di carrozzeria all’Istituto di Formazione Professionale Regionale per inseguire la sua grande passione per macchine e motori. La famiglia di Marco aveva completato la pre-iscrizione online, come prevede il MIUR da qualche anno, poi ha ricevuto un sms dalla scuola in cui invitavano tutti ad un incontro per un colloquio con il ragazzo. Pochi giorni dopo, l’istituto ha scritto alla famiglia che l’iscrizione doveva essere respinta. Il motivo? La scuola non può far fronte alle necessità del ragazzo in merito a sicurezza e sostegno: infatti Marco è sordo e affetto da sindrome di autismo dalla nascita.

I genitori del giovane studente hanno denunciato l’accaduto con una lettera inviata al Corriere della Sera di Milano in cui hanno sottolineato che è stata negata al figlio la possibilità di frequentare un corso di tre anni grazie al quale avrebbe potuto imparare un mestiere che, oltre a piacergli, sarebbe stato un’ottima opportunità di sostentamento alla vita. Marco è un ragazzo autonomo che conosce il senso del pericolo e ha coscienza delle regole; ha qualche problema relazionale e di linguaggio, come scrivono i genitori, ma questo non lo frena dall’essere uno studente in gamba e con brillanti capacità di apprendimento.

La famiglia tenta anche l’iscrizione all’Istituto Piamarta con indirizzo ‘meccanico’, corso “Macchine Utensili” e, inizialmente, la scuola afferma di non avere posti a disposizione, poi conferma l’accettazione di Marco. Non passa molto tempo, che anche questa possibilità sfuma: il corso scelto dal ragazzo è al completo. L’ultima spiaggia, quella che proprio non si addice alle necessità di questo ragazzo, è la scuola statale Ipsia Settembrini. In questo istituto, i genitori non trovano nessuna difficoltà di sicurezza né tantomeno di posti disponibili: Marco è iscritto regolarmente al corso di “Manutenzione dei mezzi di trasporto” durante il quale lavorerà con i motori e sarà affiancato da un sostegno di 18 ore settimanali. L’unico problema? La scuola statale dura cinque anni e prevedere la famigerata maturità; la famiglia del ragazzo teme che lo stress di quel momento procurerà uno stato d’animo negativo a Marco inducendolo a non conseguire il diploma. L’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, Valentina Aprea dichiara di voler indagare sull’accaduto in quanto convinta che le istituzioni debbano garantire un aiuto congruo alle necessità di persone affette da autismo e altre forme di diversità cognitive. Pertanto afferma: “Abbiamo mantenuto costante lo stanziamento complessivo di Regione pari a circa 14 milioni l’anno e garantiamo la possibilità di acquisire un titolo ad oltre 4000 studenti disabili”.

Non c’è nulla di giusto nel vietare a qualcuno di inseguire i propri sogni. Per una volta che lo Stato può (e sa di potere) agire percorrendo la retta via, per una volta che le scuole e i docenti di sostengo possono essere seriamene di aiuto, perché ci sono così tanti problemi? Marco, in fin dei conti, è stato abbastanza fortunato a trovare un istituto valido per avvalorare i suoi desideri ma, come lui, tantissimi altri ragazzi si sono trovati a dover prendere un treno di seconda classe perché la prima era magicamente esaurita. Il messaggio è chiaro: in un Paese che fa parte del ‘mondo evoluto’ (concetto alquanto opinabile), non c’è posto per un ragazzo disabile con la passione per i motori. Fa rimanere attoniti, non c’è dubbio.

Si dovrebbe puntare ad incentivare la passione di ogni individuo per creare delle unicità e non a plasmare le menti di tutti per aumentare la massa.

Di Giulia Pezzullo

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